Riforme oggi: dalle parole ai fatti

Riforme oggi: dalle parole ai fatti1 Premesse1.1 Gia nei mesi scorsi, nella quinta commissione consiliare si è avviato un dibattito politico per favorire un disegno organico di revisione dello Statuto, del Regolamento interno e della legge elettorale regionale. Nella seduta del 12 marzo ad una relazione del sottoscritto è seguito un interessante dibattito politico, al quale sono tuttavia mancate alcune voci politiche e delle conclusioni univoche nell’indicare la direzione concreta da intraprendere nel percorso di riforma. 1.2 In vero, non poteva essere diversamente, perché non esisteva allora e non so se esista oggi, una convergenza sui temi principali rispettivamente all’interno della maggioranza e della minoranza, per poi tentare le opportune mediazioni per raggiungere l’auspicata unanimità o quanto meno una larghissima maggioranza su di una proposta iniziale.1.3 Ferma restando la dignità e l’autorevolezza della posizione di ciascun Consigliere regionale, si tratta di superare le frammentarietà per riuscire a cogliere cosa ne pensano le forze politiche e gli schieramenti e quanti consensi di massima suscitano le loro proposte.1.4. In sostanza, non è ipotizzabile l’elaborazione di un testo organico se prima non si decide ciò che si vuole conservare e ciò che invece è modificabile, perché è evidente, ad esempio, che una cosa è se si conferma sostanzialmente la forma di governo attuale, ed altra cosa diventerebbe tutta la riforma se si vuole ritornare all’elezione indiretta del Presidente della Giunta come da qualcuno sostenuto. Ovviamente la mia non è una posizione in favore della revisione dell’attuale ordinamento ma il tentativo di evidenziare l’urgenza di uscire dalla fase delle dichiarazioni di principio o delle proposte estemporanee per passare alla concretezza ed alla organicità delle indicazioni.1.5. In questo siamo veramente incoraggiati dalle recenti iniziative del Presidente Bova e del Presidente della Giunta Loiero, che hanno richiamato l’attenzione di tutti sull’esigenza delle riforme. Similmente, i Presidenti dei Gruppi, invitati a partecipare a questa riunione, hanno impresso una forte accelerazione all’iter riformatore.concordando di dedicare la seduta del Consiglio regionale del prossimo 7 agosto al dibattito sulle riforme, 1.6. Scopo di questo incontro è dunque quello di una approccio preliminare a tale dibattito in modo che esso sia il più possibile orientato alla concretezza, con la consapevolezza che si tratta di cosa non facile ma anche esaltante, specie se si guarda al futuro con uno sguardo lungimirante, senza lasciarsi condizionare dall’esistente.1.7 Da sottolineare, infine, il problema dei tempi, tenuto conto non solo della doppia lettura per quanto concerne lo Statuto ma anche della necessità di attivare, come nella passata legislatura, un ampio coinvolgimento di tutte le componenti della società civile calabrese sull’intero processo di riforma. Non è da trascurare poi il tempo necessario per l’organizzazione dell’apparato amministrativo che dovrà gestire l’eventuale nuova legge elettorale, ivi compreso l’eventuale ricorso ad elezioni primarie.1.8 Potrei concludere qui il mio intervento introduttivo, ma non voglio sottrarmi, come nella scorsa seduta, ad indicare alcune delle questioni da affrontare, per altro in molti casi ripetitive.2.&#45 Lo Statuto2.1 Come è stato rilevato, il vigente Statuto conserva notevoli potenzialità e spazi per la sperimentazione, rimasta purtroppo bloccata. Si pensi al Consiglio delle autonomie locali la cui legge istitutiva è stata emanata più di un anno e mezzo fa ed ancora non sono state attivate le procedure per la sua costituzione. Ciò nonostante sono tante le proposte di intervento modificativo e nel dibattito politico istituzionale, anche e forse soprattutto per il contesto economico in crisi, sembra si voglia rimettere in discussione tutto.In ogni caso, è solo sciogliendo i dilemmi statutari che è possibile andare alle conseguenti riforme del Regolamento e della legge elettorale, fermo restando che qualsiasi norma, anche la più ben fatta, resta mero esercizio retorico se non viene attuata.2.2 La questione dirimente di oggi, come del resto lo è stata per tutti gli statutiregionali, è la forma di governo. La questione della forma di governo a livello regionale, naturalmente, non è una questione tecnica (o di tecnici, ancorché le competenze di questi ultimi risultino certamente utili)&#59 essa parte e si radica su una precisa, concreta, idea di democrazia alla quale intende offrire i suoi servigi. Progettare una nuova forma di governo impone, infatti, di aver ben chiaro cosa si vuole evitare e quali obiettivi politici ed istituzionali si vogliono perseguire e realizzare.A me sembra che le linee guida della discussione debbano essere, in tal senso, quelle della rappresentanza politica e del governo di società sempre più complesse, anche nella loro dimensione regionale. Ridurre o sbilanciare l’architettura istituzionale a favore dell’una o dell’altra esigenza/funzione comporta evidenti rischi, che assumono il nome di assemblearismo, nel caso del predominio dell’esigenza di rappresentanza, e di deriva oligarchica (financo di cesarismo), nel caso di predominio delle esigenze dell’Esecutivo (a loro volta, sempre più connotate da tendenze alla personalizzazione della politica). La sentenza della Corte costituzionale n. 2 del 2004, riguardante proprio la prima versione dello Statuto calabrese, con chiarezza indica che o si conferma l’elezione diretta del Presidente della Giunta, con tutti i suoi corollari, o si opta per l’elezione consiliare, ridisegnando a questo punto i rapporti tra Consiglio e Presidente della Regione e Giunta regionale.Il tempo è maturo per riaffrontare la questione con maggiore consapevolezza e senza alcuna preclusione. Se è vero che l’elezione diretta conserva notevoli aspetti positivi, è altrettanto evidente che non garantisce in assoluto stabilità né è controbilanciata adeguatamente. Si pensi alla mancata riforma dell’articolo 126 della Costituzione in ordine allo scioglimento anticipato del Consiglio in caso di rimozione, morte o impedimento permanente del Presidente, o al potere concesso dall’articolo 37, comma 3, al Presidente della Giunta in ordine alla questione di fiducia.Per altro verso, come è stato rilevato anche di recente, se si conferma l’elezione diretta del Presidente della Giunta, la limitazione del suo potere di nomina degli Assessori prevista dal 4° comma dell’articolo 35 se non è illegittimo, come sostenuto da taluni, è certamente eccessivo.Rimane centrale in ogni caso il rapporto tra Esecutivo e Consiglio regionale, per il quale tuttavia non è proprio il caso di rivendicare spazi gestionali, dovendosi puntare piuttosto sul rafforzamento delle funzioni di indirizzo e controllo, non tanto nel numero ma nella qualità e soprattutto nella concreta loro esercitabilità, prevedendo forme sanzionatorie nei confronti di chiunque, politico o burocrate, si sottrae in qualsiasi forma dal dar conto dei propri atti e del proprio operato al Consiglio, alle sue articolazioni e ai singoli Consiglieri regionali.2.3. Circa la prima parte relativa ai principi, credo che il nuovo Statuto sia abbastanza ridondante. Piuttosto che aggiungere forse sarebbe il caso di asciugare.2.4. Da assottigliare probabilmente sono anche taluni organismi non costituzionalmente garantiti che non hanno trovato e stentano a trovare concreto ruolo istituzionale,. Non si disconosce che in teoria potrebbero avere un ruolo positivo ma è anche vero che nella realtà calabrese possono risultare poco incisivi se non inutili. Del resto, tale soppressione si pone in linea con il contenimento dei costi della politica.2.5. La mutata realtà del panorama politico, specialmente con un Parlamento organizzato con pochissimi gruppi parlamentari, dovrebbe consigliare una rivisitazione dell’articolo 27, non solo per adeguarlo al cambiamento della realtà politica, ma anche per sottrarre la normativa sui gruppi, normalmente di natura regolamentare, alla rigidità di norma statutaria. 2.6. Anche se si tratta di un aspetto delicato, occorrerà affrontare nuovamente la questione del numero dei componenti del Consiglio regionale.2.7 Come per le funzioni di indirizzo e controllo del Consiglio e delle Commissioni, appare necessario rafforzare le prerogative del Consigliere regionale nell’esercizio delle attività di sindacato ispettivo, prevedendo la possibilità di adeguate sanzioni in caso di inosservanza&#592.8 Circa l’organizzazione amministrativa della Regione, si rivela necessario o rafforzare con norme più cogenti lo spoil system o prevedere la sua soppressione, perché è preferibile la mancanza di norme alla loro sostanziale disapplicazione.2.9 Infine, c’è da rivedere tutto l’ampio tema dei controlli amministrativi interni, di fatto non esercitati anche perché mancano di un sistema sanzionatorio.3. Il Regolamento3.1 E’ evidente che le modifiche regolamentari sono direttamente legate alle modifiche statutarie. Tuttavia anche a Statuto vigente è possibile una rivisitazione delle norme con tre obiettivi:a) rendere più rigorosa e puntuale la norma scritta, eventualmente assumendo in quest’ultima quanto di stratificato dalla prassi si ritenga utile e possibile&#59b) depurare gli articoli da norme non propriamente regolamentari&#59c) semplificare le procedure per limitare le perdite di tempo.3.2 E’ appena il caso di sottolineare che in un’Assemblea legislativa il Regolamento interno non è solo il sistema regolatore delle procedure, e perciò superabile con prassi sanatorie, ma il segno stesso dell’autonomia che è tanto più garantita quanto maggiore è il rigore con il quale si applicano le norme scritte.4. La legge elettorale4.1 Si è già detto dell’interdipendenza tra Statuto, specie per quanto concerne la forma di governo, e la legge elettorale. Pertanto qualsiasi discussione sul tema non solo è inutile ma potrebbe creare più difficoltà che sostegni in un cammino riformatore. Ci si può esercitare con dotte dissertazioni su mantenimento o abolizione del listino, nuovi collegi, cause di incompatibilità ed ineleggibilità più o meno centrati, ma ad un certo punto occorrerà fermarsi e probabilmente nel frattempo si saranno registrare profonde lacerazioni tra le forze politiche. Meglio chiarire prima il quadro istituzionale e successivamente affrontare di slancio la questione della legge elettorale.4.2 Anche della questione relativa alle elezioni primarie, per le quali è stato presentato dal collega Borrello un progetto di legge, appare opportuno parlare in un secondo momento, perché è evidente che si tratta di una proposta che da già per scontata la conferma dell’attuale elezione diretta del Presidente della Giunta.4.3 Come già accennato nelle premesse, in materia di legge elettorale, bisogna infine segnalare che manca nell’organizzazione regionale un ufficio elettorale che dovrebbe gestire un eventuale nuovo sistema, compreso l’eventuale ricorso ad elezioni primarie, non potendosi ipotizzare che il Ministero dell’Interno con le Prefetture possa continuare a farlo al posto della Regione. Così del resto avviene in Sicilia ed in Toscana, le uniche regioni che hanno una legge elettorale organica e diversa da quella nazionale.Le proposizioni che ho esposto non hanno certo la pretesa di costituire un documento politico, hanno invece la finalità di porre alcuni interrogativi, peraltro non esaustivi della problematica, senza entrare nelle possibili soluzioni. Esse sono un canovaccio, una prima indicazione di lavoro che va sviluppata insieme.Nei momenti di crisi, ed è innegabile che oggi stiamo attraversando un periodo di crisi, emergono talvolta le premesse di una rinascita. Guardare al futuro dell’istituzione con sguardo lungimirante senza lasciarsi condizionare dall’esistente è una sfida che la Commissione Riforme ha scelto di condurre fino in fondo.Parlare pertanto di una nuova stagione di riforme non è velleitario ma quasi imposto dalla stessa crisi, che paradossalmente può diventare elemento utile per il rilancio della Regione sulla strada della modernizzazione, con lo sguardo attento tuttavia all’equilibrio dei poteri. Del resto questa è una esigenza avvertita da tutte le forze politiche, a prescindere dagli schieramenti.