Sinistra, se ci sei Batti un Colpo

Sinistra, se ci sei Batti un Colpo di Massimo Veltri E´ un´Italia reale quella che emerge da trasmissioni televisive quali Ballarò, Anno Zero e alcuni talk show della Sette e di Sky. Un´Italia in cui parlano cittadini, casalinghe, studenti, professionisti e non è un bel sentire. Esce fuori lo spaccato d´;un paese che non ce la fa. Ad arrivare alla fine del mese, e certamente non per esigue minoranze, tutt´altro; a indicare sbocchi per i giovani; a superare la paura del futuro; a pensare positivo. Dato che si tratta non di becere e cialtrone trasmissioni partigiane, qualunquiste o raffazzonate, c´è da pensare che aldilà di quanto e come si vive alle diverse latitudini italiane, è proprio il sistema paese che non va. E non va dopo anni e decenni dalla constatazione d´una crisi che non si è stato in grado di affrontare e superare. Una crisi di crollo della prima repubblica, di evanescenza della politica, di ingresso nella UE, di mutazione di panorami sociali e del mondo del lavoro, ma soprattutto morale e di fiducia delle istituzioni che, a loro volta, non granchè hanno fatto perchè ci si potesse riconoscere in esse. In tal contesto, con una legge elettorale che definire assurda è dir poco, fra poco più di un mese andremo a designare i nostri rappresentanti al Parlamento. E´; scontato che si può assentire o dissentire, nel merito quanto nel metodo, ma Veltroni un getto di novità, non piccola, l´ha introdotto, fin da subito. La sua stessa ascesa a segretario del Pd, la nascita del Pd, erano segnali chiari dell´insostenibilità delle cose che i maggiorenti del centrosinistra avevano maturato. Che si sia trattato d´;una operazione a freddo, di una fusione fra nomenclature, di un non abbastanza meditato quadro di valori comuni fondativi, s´è a lungo detto e tutto permane. Ma Veltroni, poi, ha fatto altro che certamente non può essere definito un qualcosa di pannicelli caldi. Va da solo, senza sinistra, cosiddetta, radicale, senza i socialisti, ma con Di Pietro, ma con i Radicali. Che cosa significano queste scelte, sul piano dei consensi ma anche su quello dell´;asset dell´;identità del nuovo soggetto politico? Candidature: Veronesi, 2-prefettiDŽ, una giovane ricercatrice capolista in Lazio… fermiamoci qui. Cosa comporta la convivenza fra Binetti e Pannella? Fin dove potrà essere gestita? E, ripeto, i socialisti vanno verso l´;oblìo? Dice: occorre fare come altrove, dove stanno insieme cattolici e laici, quel che conta è ribadire, appunto, la laicità dell´;operare. Vien da dire: parole, parole… E ancora: sulle questioni etiche non si entra, in un programma politico. Ma come, ma quando, se l´intervento legislativo già esiste, in materia, parlo di maternità assistita ma non solo, e quindi è compito, e come, della politica pronunciarsi. Ma si vede che le difficoltà e le diversità sono tali che è meglio glissare. Su Veronesi c´;è stata la levata di scudi degl´;integralismi più retrivi, ma siamo sempre lì: il diavolo e l´;acqua santa, binomio che tiene? E veniamo ai prefetti. M´;è venuto in mente il prefetto Morri, che il Duce inviò in Sicilia contro la mafia, nell´apprendere di De Sena e di Serra. Uno stato, cioè, che o direttamente o per supplenza si rivolge a chi dello stato è espressione e testimone. Il problema risiede proprio nella “supplenza”, in quanto attesta d´;una crisi profonda della politica, della sua identità, della sua definizione. Dialettica, confronto, mediazione, comprensione di dinamiche diverse e complesse, espressione di interessi e di ceti. Un prefetto può attagliarsi a questo identikit? E se no, non siamo in presenza della dichiarazione di commissariamento della politica? Perchè altre volte, e pure ripetutamente, s´;era fato ricorso a tecnici, indipendenti eccetera, ma mai con la caratura di chi stiamo parlando qui, ma mai in situazioni politiche, e non solo politiche, così gravi. E c´;è un´altra cosa, quella che si riferisce alla extraterritorialità dei soggetti, non espressione, cioè della terra in cui sono candidati. Non è questo un elemento, ulteriore, che rafforza la valutazione di commissariamento? Per restare in Calabria, questo ci meritiamo o questo si merita il ceto politico? E sono la stessa cosa, e sono due cose distinte? Penso ad esempio ai pronunciamenti vibranti dei giovani del Pd di diverse aree della regione: molto critici nei confronti delle scelte fatte e delle esclusioni che pare stanno maturando. Il malessere che esprimono quale sbocco avrà? Le questioni, a mio giudizio, sono due. La prima consegue dalla definizione che sta assumendo il Pd, anche e soprattutto in conseguenza di tali scelte: partito di moderati, teso a rassicurare, a portare le questioni dentro lo stato, in barba alla politica, quella che conosciamo e critichiamo, ai militanti e tutto il resto. Convince, non convince, sottovaluta altri aspetti… lo diranno le urne e prim´;ancora il prosieguo preelettorale. Certamente fin da ora si può dire che l´;adeguamento delle rappresentanze elettive, il rinnovamento della politica, non si realizzano sic et simpliciter con colpi dall´alto in corrispondenza delle elezioni, con personale “prestato” alla politica, sia che si tratti di prefetti che di scelte smaccatamente demagogiche come i giovani capilista, ma con un lavoro di qualificazione, preparato e gestito nel tempo, del personale che milita nei partiti. Se poi Veltroni vuol farci capire che da qui partirà per far questo, francamente non si coglie. La seconda questione: Bertinotti avverte che siamo in presenza del pericolo duopolio Veltroni-Berlusconi. Sarà vero, sarà falso, non lo so. So, però, che ammesso sia vero che propone Bertinotti? Per restare alla Calabria, Bertinotti e Arcobaleno, che dicono rispetto al dibattito di questi giorni sulla durata della consiliatura regionale? Che dicono sui programmi, e sui candidati? E per quest´ultimi pensano, come nel recente passato, di proporre extraregionali, pure loro? Se Bertinotti vuol proporre, come sembra di capire, una sinistra nuova, moderna, di governo, ma appunto, di sinistra, qualcosa deve pur fare, per convincere, smarcandosi concretamente ma credibilmente da quanto Veltroni sta facendo. Se no soccombe, chè non sono gli slogan a far vincere, nè richiami più o meno nostalgici. Insomma, sinistra, se ci sei batti un colpo.