SNATURATA LA FILOSOFIA DEI POR

Da quando sono stati messi a disposizione fondi europei a sostegno dello sviluppo economico e sociale delle regioni più svantaggiate del Continente, in Calabria si discute vivacemente di parziale o mancato utilizzo di tali fondi. Fin dall&acute&#59inizio i Ministeri hanno svolto un ruolo centrale per il loro impiego, ruolo che si è progressivamente ridotto, in particolare alla fine degli anni novanta e in coincidenza con l&acute&#59avvio della nuova tornata di programmazione per il periodo 2000&#452006. In quegli anni, del resto, nascono e si sviluppano nuovi rapporti tra Stato, Regioni ed Enti Locali, grazie alla concomitanza di tre fattori: le riforme costituzionali (Titolo V, legge costituzionale 1/99)&#59 i nuovi indirizzi comunitari dopo Maastricht (regionalizzazione, centralità del processo di partenariato)&#59 le scelte del governo Prodi&#45Ciampi realizzate attraverso la “nuova programmazione” e la concertazione, con il pieno utilizzo dello strumento complesso ma molto potente degli Accordi di Programma Quadro (APQ). Sul banco degli imputati è stata collocata sempre la Giunta regionale del momento ma, anche se è vero che il fulcro della programmazione per lo sviluppo e quindi per l&acute&#59impiego dei fondi europei è la Regione, è altrettanto vero però che la macchina attuativa può funzionare a condizione che tutti gli ingranaggi svolgano regolarmente il proprio compito. In una Regione come la Calabria dovrà operare una “mente” capace di programmare, organizzare, coordinare, monitorare, indirizzare e aiutare gli Enti minori, facendo loro conoscere ogni dettaglio dei rapporti con l&acute&#59Unione Europea e lo Stato. E&acute&#59 noto infatti che i fondi europei costituiscono solo una parte del Programma Operativo Regionale (POR) e che essi non possono essere impiegati da soli&#59 tanto è vero che, qualora la Regione o lo Stato non dispongano puntualmente del cofinanziamento, i fondi europei vengono bloccati e si possono anche perdere. Altra causa di perdita di fondi può essere attribuita al ritardo degli Enti Locali nell&acute&#59eseguire i lavori finanziati. Ecco perché la semplice concertazione tra le parti in causa non sempre risolve i problemi&#59 ma occorre anche che gli Enti attuatori, come le Province e i Comuni, siano amministrati e diretti da persone competenti, preparate e flessibili per poter risolvere problemi nuovi. Al fine di capire meglio i limiti mostrati nel recente passato dalle nostre classi dirigenti, esaminiamo due casi recenti di APQ su: risorse idriche e infrastrutture. La realizzazione completa del primo richiede che:i cittadini paghino puntualmente il canone&#59 i Comuni cooperino al buon funzionamento dell&acute&#59Ambito Territoriale Ottimale (ATO)&#59 le singole Province coordinino con coraggio e sapienza la Conferenza dei Comuni e cooperino con le altre Province affinché, auspice la Regione, tutto il sistema possa funzionare.Si potranno così attuare i principi della legge nazionale sulla gestione integrata delle risorse idriche, impiegando puntualmente i fondi per le dighe, le gallerie e le condotte di adduzione, per la distribuzione idrica e le fognature nonché per la depurazione, che fa parte integrante del ciclo. Nella passata legislatura, il ritardo di ben due anni per l&acute&#59attuazione degli ATO e per l&acute&#59operatività della SORICAL S.p.A., ha provocato un ritardo simile nell&acute&#59uso dei fondi POR, che solo un miracolo potrà in parte recuperare.L&acute&#59altro Accordo di Programma Quadro sulle infrastrutture era fondato su una filosofia estremamente valida, che vedeva la netta separazione tra programmazione nazionale di grandi opere (Salerno&#45RC, E 90 Jonica, TAV, ecc.) e quella regionale. La prima era contenuta in un&acute&#59Intesa di Programma che ha portato in Regione investimenti per sette miliardi di euro negli ultimi tre anni&#59 la seconda programmazione, cioè quella regionale, prevedeva investimenti quinquennali di tre miliardi e duecentoottanta milioni di euro. Essi riguardavano interventi su porti, aeroporti, piccole metropolitane e aviosuperfici, nonché l&acute&#59ammodernamento della rete stradale regionale, che, partendo da un sistema stradale antico realizzato per trazione animale, andava adeguato per consentire una moderna mobilità senza sconvolgere l&acute&#59ambiente. I fondi inizialmente disponibili erano circa due miliardi di euro&#59 il resto doveva pervenire dai fondi Cipe per le aree depresse e dai piani triennali dell&acute&#59Anas. Dall&acute&#59agosto 2003 questa filosofia programmatoria è stata inopinatamente abbandonata, ritenendo di poter tornare ai finanziamenti a pioggia. Tale pratica però non è più attuabile grazie alle nuove regole nazionali e comunitarie, e pertanto, dopo un anno di fermo inspiegabile, i governanti hanno preferito percorrere la comoda via della rinuncia, trasferendo i fondi POR regionali all&acute&#59Anas e alle Ferrovie dello Stato. Fondi straordinari sono così divenuti ordinari con relativa perdita secca di altrettanti fondi dello Stato. Il segretario Nino Zumbo della CGIL, attento osservatore e partner attivissimo, oggi chiede trasparenza e cerca di far capire perché vi siano tante perdite e tanti rischi per il futuro, e non ha torto. Il problema fondi europei, infatti, ha molte incognite e non ha soluzioni facili. Per risolverlo, come sopra detto, occorre che ogni parte della macchina funzioni&#59 ma ciò non è semplice a causa della prevedibile mancanza di coesione nella politica e negli apparati regionali, provinciali e locali. Tutto ciò è da attribuirsi allo scarso ricambio della classe dirigente, che molto spesso segue linee gattopardesche, incompatibili con le emergenze e le necessità della Calabria.Aurelio MisitiMassimo BagaraniProCalabria