Sole 24 Ore, Storie di corruzione nella sanità

Un film già visto: «Storie di ordinaria corruzione nella sanità». La Calabria purtroppo non riesce a farne a meno.La prima pellicola è stata girata a Locri esattamente un anno fa. Era il 25 marzo 2006 quando la Commissione di accesso del Viminale alla Asl 9 stendeva una relazione di 183 pagine nella quale inchiodava dirigenti, uffici e amministratori alle proprie responsabilità. In primo piano sprechi, gestione diretta della criminalità organizzata negli appalti e nei servizi, mancanza di trasparenza.Mentre il prefetto Luigi De Sena,il coraggioso assessore regionale alla Sanità Doris Lo Moro e Agazio Loiero concordano sulla necessità di avere subito la centrale unica degli acquisti (peraltro annunciata da oltre un anno), l´Asl 8 di Vibo —provincia regno della famiglia Mancuso di Limbadi — proietta sugli schermi nazionali la seconda pellicola: «Storie di ordinaria corruzione nella sanità Il ritorno».La Guardia di finanza ha consegnato all´Alto commissariato anticorruzione la relazione finale di 116 pagine dell´indagine conoscitiva disposta dall´allora Commissario Gianfranco Tatozzi, sostituito a gennaio da Bruno Ferrante. La relazione risulta depositata anche presso la Procura di Vibo Valentia.La sintesi dice che la trattativa privata era — nel periodo 2003/2005 — la regola, così come era la prassi il ricorso a rinnovi e proroghe di contratti eludendo le gare e, ancora, lavori in economia dove non era possibile, l´aggiudicazione sempre alle stesse ditte e il frazionamento in piccoli lotti per evadere le norme antimafia.Se questo dice la sintesi, ciò che racconta il dettaglio è impressionante. La relazione contiene pagine e pagine di imprese che hanno lavorato fuori regola, come a esempio il gruppo Evalto di Vibo. E di chi è la società? Dei figli di Domenico Evalto, che secondo la Dia risulterebbe appartenere alla cosca AnelloFumara.E da chi erano presiedute le commissioni che aggiudicavano gliappalti — a esempio — del servizio di ristorazione negli ospedali e case di cura dipendenti dalla Asl? Da Maurizio Marchese, che dal 2003 al 2006 — scrivono le Fiamme Gialle — si è contraddistinto per vicende giudiziarie per abuso d´ufficio, occultamento di fatti veri, turbata libertà degli incanti, corruzione, truffa aggravata e frode.Se dalla relazione emerge che sono moltissimi gli affiliati ai clan assunti dalle varie ditte aggiudicatrici di appalti, è impressionante il numero di dirigenti e impiegati della Asl (che complessivamente conta circa 2mila dipendenti) dirette espressioni di famiglie mafiose.Paolino Lo Bianco — ad esempio, scrivono le Fiamme Gialle, assunto come operatore tecnico — risulta figlio del capo clan Carmelo, a sua volta segnalato e arrestato per reati di tipo mafioso. In tutto decine e decine di persone legate alle cosche e con precedenti da far apparire un santo un omicida che ha trucidato la vicina di casa, senza contare che, come scrive ancora la Gdf, alcuni dipendenti, spesso pregiudicati, vanno al lavoro con armi da fuoco. Naturale come recarsi— per un bambino — a scuola con la merenda. E senza contare i rituali sprechi in forniture supervalutate e consulenze strapagate.A distanza di un anno dalla relazione su Locri tutto è cambiato perché poco o nulla cambiasse. «Intorno a Locri e non solo— dichiara al Sole24 Ore il prefetto Luigi De Sena — e intorno all´indotto di cliniche, laboratori e studi medici, continuano a gravitare gli interessi delle cosche».«La situazione di Vibo Valentia — fa eco il Governatore Agazio Loiero — è simile a quella di Locri. Gli appetiti della ´ndrangheta sulla sanità continuano a essere forti oggi come ieri».È passato già un anno da quando si scoprì che l´Asl di Locri era nelle mani delle cosche. È l´Azienda nella quale lavorava il vice presidente del consiglio regionale, Francesco Fortugno, assassinato il 16 ottobre 2005 in un seggio elettorale.«Un omicidio mafioso» ricorda ancora oggi al Sole24 Ore il Governatore della Calabria Loiero. In quella stessa Asl lavorava anche la moglie, Maria Grazia Laganà, che ora siede in Parlamento ed è indagata dalla magistratura.Assassini e traffici illeciti maturano in ambienti politicoaffaristici che vedono nella sanità una gallina dalle uova d´oro:decine di miliardi da accaparrarsi attraverso la fornitura corrotta di beni e servizi. Un film già visto, appunto. Dove e quando la proiezione del terzo atto?roberto.galullo@ilsole24ore.com