SONO STATO IO? di Oliviero Beha

“In un’Italia ipercontemporanea, tanto caricaturale da sembrare vera, si aggira una strana figura di giornalista in crisi. In crisi esistenziale, per l’impatto con la cosiddetta età matura e le difficoltà del suo ruolo di padre. In crisi professionale, per la quasi matematica impossibilità di svolgere il proprio lavoro in condizioni normali, senza servire un padrone. In crisi politica, stretto com’è – e con lui tutto il Paese – nel referendum quotidiano pro o contro Berlusconi.A un certo punto, la svolta. Un amico gli dà il consiglio giusto, compiere un’azione eclatante che serva da sfogo a lui e alla nazione: un attentato.Da quel momento in poi la vicenda si snoda fra l’attesa e la preparazione, non solo simbolica, dell’impresa che dovrebbe cambiare tutto, dare un senso alla vita di chi la compie e della collettività che se ne gioverebbe.Nella sostanza, Sono stato io è una ricognizione tra le macerie soprattutto culturali di un Paese che sta rapidamente regredendo, parte di un pianeta globalizzato, inaridito dal denaro, che sembra aver smarrito il senso del futuro, incapace di sopportare sia la guerra che la pace.Nella forma è, invece, una sorta di montaggio cinematografico: come se un regista avesse deciso di girare un film i cui elementi – la trama, i personaggi, gli scenari – sono calati nella sua stessa quotidianità, dando vita a un “effetto realtà” che mescola di volta in volta in dosi differenti narrazione e riflessione. Difficile, quindi, decidere se Oliviero Beha abbia voluto scrivere un romanzo in forma di saggio politico oppure un saggio in forma di romanzo.Certo il suo è un libro sincero e “impopolare”, che fotografa in presa diretta l’Italia che abbiamo sotto gli occhi, la stampa, la tv, il rapporto padri-figli, la degenerazione dei costumi e alla fine il gigantesco complesso di Edipo di un Paese schiacciato dal suo passato e alla ricerca affannosa di una strada, dritta o storta che sia.”