Sragionando ……Un contributo alla discussione.

di Vincenzo Rende Vorrei “qualcosa” di leggero che possa essere bottega di pensiero ed azione e, magari domani, diventare “laboratorio politico di ricerca” e non del consenso, comunque e dovunque. Un “qualcosa” che stimoli l’aggregazione dei cittadini, e non dei clienti cittadini. E che, in nome dei santi principi costituzionali, voglia costruire un patto tra coscienze diverse, comunque unite dal sacro fervore del fare, del dire, e del dare, chiaro, pulito, onesto. Un patto sicuramente meridionale che tagli gli schieramenti ideopartitologici e raccolga uomini e donne puri e duri. Un patto dialetticamente ideologico, con il Nord che lo voglia, per costruire un percorso per un Sud calabrese di reali e stabili condizioni di sviluppo, sui valori del solidarismo. E se la Padania non vuole, che la Terronia diventi il nostro credo polemico e politico! Un “qualcosa” di leggero con funzione di programma e di selezione della classe dirigente. Un “qualcosa” di leggero con funzione di comunicazione che attui la circolazione delle idee e delle opinioni tra i cittadini. Un “qualcosa” che abbia funzione di referente e in cui l’eletto sia al servizio del cittadino elettore. Vorrei “qualcosa” che dal basso governi, scelga ed indichi Vorrei una Base Ideale e Progettuale! Oggi solo cellula sul territorio, domani tessuto, dopodomani organo con il cuore rivolto al Sud. In Calabria si muore: • di voglia di impresa e di impresa fantasma (criminalità illegale)&#59 • di burocrazia regionale, provinciale, comunale (criminalità legalizzata) &#59 • di politica (che, da 50 anni con spirito di conservazione animale, sopravvive a se stessa)&#59 • di credito (l’usura è figlia della politica creditizia nazionale, regionale e paesana). Un “qualcosa” per una Calabria dei diritti e dei doveri, per vivere il nostro presente e costruire un futuro per i nostri figli, pensionati già a vent’anni. Il bene più prezioso del nostro “qualcosa”, a mio dire, è e sarà sempre la sua indipendenza. Ricercarla oggi nei bisogni della gente calabra è faticosissimo. Per noi dovrà essere indispensabile ! Nel tempo e nello spazio, quando sentiremo di aver raggiunto un sufficiente grado di indipendenza morale ed intellettuale, scopriremo di essere ancora lontani dalla meta. Non ci può essere retorica quando si tratta di affermare il valore dell’indipendenza. Non ci può essere scorciatoia nella ricerca quotidiana delle vie concrete per tutelarla. Cosi, giorno dopo giorno, cellula dopo cellula, si costruisce la credibilità del nostro “qualcosa”. In siffatta maniera il “qualcosa”. diventa autorevole. E, come tale, senza sconti per alcuno (attori e/o comprimari), può porsi al centro del dibattito politico e civile sul territorio calabrese, incalzando le grandi forze ed i loro padroni, i poteri grandi e quelli piccoli, e dissuadendo i secondi a non sognare (potere di interdizione) di diventare potere grande e forte. Se la sovranità dell’individuo è legittima, la sovranità sociale non può risiedere in una frazione della società: “potere politico, economico, sindacale etc., bensì nel suo complesso.”. (Cfr. Giuseppe Mazzini). Fuori della Calabria il nostro “qualcosa” non può che essere EUROPEO. Dovrà, dunque, guardare in alto ad Occidente, a quella Europa a cui abbiamo dato, con le nostre radici, cultura e progresso con la vita di tante generazioni. Porta d’ingresso si, per l’Oriente che conta, attraverso Gioia Tauro. Dell’Europa sicuramente siamo “provincia dimenticata”, ma non Calabria Saudita, come vorrebbe una certa intellighentia politica, populista, cattolica e socialistoide! Non vorremo certo entrare nella logica che …… senza proletariato la sinistra è come un bottegaio senza merce… e l’Islam viene visto come la merce sostitutiva e un futuro serbatoio di voti da intascare? ….…(cfr. Oriana Fallaci). Nord del Sud del Mondo, sì, ma con discernimento e tanta attenzione, dunque! Lo sviluppo del Sud e, in primis, della Calabria, discusso dall’antico meridionalismo (Dorso, Salvemini, Sturzo, La Malfa padre), è stato prima nascosto, poi dimenticato da una classe politica stracciona, troppo presa dal suo quotidiano familistico, accogliente sol compagni di merenda. Non ricordo nessuno dei politici in auge che in Parlamento abbia fatto sentire la voce del Sud propositivo. Eppure tanti ne abbiamo votati, tanti sono diventati romani d’adozione, abbandonando collina montagna e mare della Calabria, magari rinnegandoli, vuoi per interesse di gruppo partitocratrico vuoi per interesse personale. Porte aperte sicuramente a chi bussa, entra e partecipa, anche solo ascoltando, convinto come sono che ogni incontro, per essere vero, deve essere anche occasione per guardarsi dentro.