Storie di (stra)ordinaria italianità

E’ dura da mandare giù la notizia che di una schiena dritta come Angelo Vassallo – sindaco-pescatore di Pollica, vigliaccamente assassinato per aver voluto fare cose giuste – si debba parlare al passato. Fa rabbia e dà dolore  constatare come la grande dignità di un uomo, con un mestiere antico, umile e decoroso come quello di Angelo, abbia avuto fisicamente fine nella vile oscurità di una notte di settembre. I suoi vermi-assassini non hanno avuto neanche il delinquente coraggio di affrontarlo di giorno, guardarlo in faccia, magari con il viso travisato da un casco che però consentisse loro di vedere cosa stavano facendo. Il gesto dei cittadini di tappezzare di biglietti di addio  i muri e le saracinesche abbassate dei negozi, servirà forse poco a lenire il dolore di famiglia ed amici che hanno irrimediabilmente perso questa perla rara, ma almeno tutti sapranno che l’onestà, la dignità, il coraggio di dire no al malaffare ed alla corruzione ancora servono a qualcosa: a morire per le proprie idee e quindi ad aver condotto un’esistenza in cui c’era sicuramente anche qualche buon motivo per cui vivere. E, all’occorrenza farsi ammazzare, seconda il celebre aforisma paundiano. Ed è dura da mandare giù anche l’altra notizia, quella che riguarda il giovane, solerte sindaco di Camigliano, in provincia di Caserta, Vincenzo Cenname, destituito dal suo incarico, su decreto del ministro degli Interni, controfirmato (ahi, ahi) dal presidente della Repubblica, perché come primo cittadino si è rifiutato di cedere la gestione della raccolta dei rifiuti all’amministrazione provinciale; e non solo… Camigliano stava conducendo con successo, visto il lusinghiero 70%, l’esperienza della raccolta differenziata! Dura lex, sed lex! L’altrettanto evidente solerzia ministeriale non ha perso tempo neanche a considerare una deroga. Il Comune si rifiuta di osservare la legge? La legge colpisce il Sindaco. Mi piacerebbe chiedere ad un uomo della preparazione politica e dell’esperienza del presidente della Repubblica quanto, da un punto di vita etico, la morte fisica di Angelo e la “morte” civile di Vincenzo (per carità, facciamo gli scongiuri affinchè le analogie si fermino qui) si somigliano. Certo se io fossi stato il sindaco del più sperduto paesino italiano, avrei fatto le umane e divine cose per proclamare il lutto cittadino a nome dei miei colleghi, per poi chiamare a raccolta i concittadini per i funerali e magari dire due preghiere; una per la felice memoria di Angelo e una per le felici memorie di buonsenso, impegno civico ed efficienza.

Adele Filice