Suggerimenti per l’Unione

Prodi non ha bisogno di suggerimenti. Quantomeno non da parte di un qualunque sostenitore dell’Ulivo, per quanto a cuore possa avere questi le sorti dell’Italia, e per quanto possa ritenere il Professore l’unica risorsa.Ma se per caso questo tal qualunque si trovasse davvero nel ruolo di un ascoltato consigliere del Principe, sarebbe forse interessante provare a immaginare cosa potrebbe suggerire. Intanto va chiarito che non si sceglie a caso il ruolo di principe, e quindi quello correlato di consigliere; lo si sceglie per mettere immediatamente in evidenza – ove mai alcuno anche per un attimo l’obliasse – che esattamente di questo, e non di altro si tratta: Prodi è nella condizione eccelsa per la quale il desiderio e l’ambizione di molti possono essere soddisfatti esclusivamente per suo tramite; la condizione cioè, più volte ripetutasi nella storia (e ben illustrata dal Senato romano che concedeva poteri temporanei ma amplissimi a un dittatore), per la quale le sorti dello Stato e dunque anche della sua classe dirigente, possono essere salvate da una sola persona. Non da un solo detentore del potere, chiunque ricopra il ruolo, bensì proprio solo da quella persona in particolare, l’unica in grado non solo di sembrare credibile nel ruolo, ma anche di pervenire davvero al risultato atteso della salvezza dell’ordinamento. Al punto che anche un élite gelosa oltremodo dei propri privilegi (l’esempio della nobiltà senatoriale è perfetto), si vede obtorto collo costretta a cedere temporaneamente le sue prerogative.Bene. Se questo è chiaro – a meno che alcuno sappia confutarlo – allora, supponendo sempre di essere il consigliere, sarà il caso di usare un linguaggio essenziale e diretto, esponendo i consigli in successione di priorità.1) Non dimentichi mai Prodi – ma davvero mai – che egli è nella condizione irripetibile del princeps amato dal popolo per le sue qualità morali e tecniche, a fronte di una disprezzata classe di politicanti mezzani noti per il colpo di corridoio che gli impedì di terminare il risanamento dell’Italia, pur dopo lo straordinario miracolo dell’Europa, e dell’euro. Questa è l’immagine che la gente ha di lui; e il collasso di Bologna, consegnata alla destra dopo il corridoio pur di punire i mezzani, dovrebbe bastare a dimostrarlo, ad ogni livello. Checché possano dirne i camerieri di gazzetta o di rete. I mezzani lo sanno, per questo sono tornati a pregarLo; e non hanno scampo, per cui Gli concederanno qualsiasi cosa Egli vorrà.2) Non conceda il Professore alla corte di postulanti che gli sta intorno di trattare alla pari con lui: essi sanno perfettamente che l’unica speranza di tornare al governo (e soprattutto al sottogoverno) è quella di veder non vincere, ma trionfare Prodi; anche perché dopo i tracolli di credito seguiti al corridoio, hanno impiegato gli ultimi cinque anni a tentare di farlo dimenticare, senza riuscirvi; così si impegnano e si impegneranno sempre a mostrare di voler riparare, e non verrà loro in mente – mai – di proporre all’immaginario elettorale personaggi che possano richiamare il corridoio; e in ogni caso – che essi siano in grado di capirlo o meno – ciò va evitato per principio. Quale principio? Il Principio di incontaminazione, che sintetizza quanto appena detto.3) Se quanto finora esposto fosse ritenuto indiscutibile, il resto sarebbe limpidissimo. E dunque: ha fatto bene Prodi a pretendere le primarie. E non si preoccupi: la gente non iscritta le riempirà, per stima del princeps; e i postulanti di partito faranno di tutto per non sminuirle, poiché sanno perfettamente che se fallissero rievocherebbero negli elettori le manovre meschine di ostacolo al proprio premier, come avvenne (a parte il corridoio) per Flick, con conseguenze che oggi la magistratura ben avverte. Insomma: le primarie non sono state concesse, come scrivono i camerieri. Né alcuno, Prodi innanzitutto, si faccia sfiorare da questa idiozia. Le primarie sono semplicemente un esercizio di sovranità del princeps, giammai un patto, o un accordo. Se fallissero ne patirebbero solo i postulanti, non lui. 4) Se questo è chiaro, allora il princeps deve pretendere – per iscritto e per pubblica dichiarazione dei postulanti davanti al popolo, prima delle primarie – che il vincitore possa, e debba: a) scegliere personalmente i componenti del Governo, senza alcun vincolo di proporzionalità (a meno che nelle rose umilmente sottoposte non vi siano persone gradite; ma il principio di proporzionalità non deve avere cittadinanza); e non si preoccupi Prodi: accetteranno anche questo, e proporranno personaggi plausibili, pur di tornare al Governo; e faranno buon viso, poiché se con le loro bizze facessero rivincere l’affossatore dell’economia, scomparirebbero, e lo sanno; perché hanno capito che il popolo punirebbe loro che hanno dato prova di corridoi, non chi ha sempre brillato per le sue personali capacità. E d´;altronde: al Professore il Medico non ha ordinato di fare il Princeps; a loro, invece ha ordinato di fare i portatori d’acqua, ed essi lo sanno; al punto che hanno già accettato nietzscheanamente di volere – con gioia! – ciò che il Fato (cioè il Medico) vuole. Per cui non si abbassi il Professore a fondare partiti, perché loro non possono che prodigarsi per lui; e poi se lo facesse egli si abbasserebbe al loro livello, divenendo loro pari, il che sarebbe stupido, perché sarebbe come se il princeps accettasse di diventare un semplice senatore. Insomma: si tratta del punto 1, per cui è assolutamente irrinunciabile;b) scegliere personalmente: i Presidenti di Camera e Senato, nonché i Capigruppo, le Fruste e i Tesorieri dell’Unione presso ciascuna Assemblea, atteso che la costituzione dell’Unico Gruppo Parlamentare dell’Unione (compreso i rifondaroli, se davvero ci tengono) sia un fatto fondante e dunque assolutamente inderogabile; non servono giustificazioni con i mezzani, né peggio con i camerieri, ma si può fare l’esempio inglese. Fuori si tengano pure le loro botteguccie, ma in Parlamento deve esistere solo l’Unione. Altrimenti Medico: no problem;c) quale primo gesto simbolico, nonché prova dell’effettivo controllo della maggioranza, l’approvazione – nelle prime due settimane – della legge maggioritaria ad alto quorum, cioè a doppio turno con ballottaggio (senza vacche), per mantenere una promessa antica, chiudere davvero per sempre con la Prima Repubblica, e soprattutto impedire per sempre il ritorno nella pòlis del tipo umano del cortigiano.Se i camerieri avessero bisogno di argomenti per sostenere tale “accentramento” come direbbero loro, atteso che essi sono in gran parte ignoranti per cui l’esempio inglese non servirebbe, si potrebbe far loro quello italiano di Bertolaso: l’unico caso in tutta la storia della Repubblica che non abbia fatto sbellicare il mondo dalle risate per cialtroneria tipicamente italiana. No: per la prima volta, incredulo, il mondo si è dovuto complimentare per la perfetta efficienza. E perché? Perché, per la prima volta comandava – davvero – uno solo.Un ultima raccomandazione, anzi una preghiera: non usi più, ove possibile, la locuzione “il Paese” per dire l’Italia: semplicemente perché è termine da mezzano, ambiguo come i personaggi che lo pronunciano da decenni, e altrettanto usurato e screditato come loro. L’Italia è la sintesi della bellezza del mondo, e dunque chi la rappresenta deve usare un linguaggio all’altezza di essa; il paese è roba da galline, e da rubagalline. Da un sostenitore dell’Ulivo, per l’Associazione Calabria Libre, all’indirizzo del Professor Romano Prodi.Franco PERRI