Tanto rumore per nulla di Massimo Veltri

Tanto Rumore per Nulladi Massimo VeltriIl voto anticipato era lo sbocco naturale, ormai, e al voto si andrà presto.Tiene banco la discussione sulle alleanze, a destra come a sinistra, ed è questione molto seria. Veltroni aveva cominciato a dirlo prim’ancora che il governo Prodi cadesse, ch’era sua intenzione andare al voto da solo, con il neonato Pd.E da più parti s’era sussurrato che questo suo outing era da considerare come uno dei motivi di accelerazione della fine della legislatura. Veltroni aveva invitato Berlusconi a fare altrettanto, esortandolo a presentarsi come Forza Italia e basta. Pure nella fasi del cosiddetto Veltrusconi, quando i due, si disse, si stavano accordando per un modello elettorale che tagliava cespugli e cespuglietti, era emersa distintamente l’ipotesi d’una sorta di singolar tenzone fra i due campioni dell’ordalia politica.Da dove nasce e cosa significa l’intenzione veltroniana, che ha gettato scompiglio su SD, Rifondazione, Comunisti, Verdi, che stanno giustamente affannandosi per cercare intese, apparentamenti, desistenze e chi sa quali altre diavoleria tecniche? E perchè Bertinotti reagisce con fredda compostezza mentre Diliberto dichiara che con Veltroni non è disposto neanche a prendersi un caffè &#45 addirittura!E da anni e anni che presso tutti c’è la consapevolezza che il sistema politici italiano è malato e non funziona.E’ malato per motivi vari: scarso ricambio dei gruppi dirigenti, senso morale inesistente, interesse per la cosa pubblica basso, sintonia con gli amministrati labilissima, eccetera. Non funziona per tutti questi motivi e anche perchè nonsi è saputo, o potuto o voluto, procedere lungo la necessaria semplificazione dei fondamentali, in maniera da limitare lealleanze innaturali, gracili, sedi di ricatti e veti incrociati, soprattutto da parte dei piccoli partiti comunque necessari intermini numerici.Non so dire se la cura o le cure possono sortire effetti utili di per sè, in chiave tecnicistica e verticistica, voluta e calata dall’alto, nel senso che se nella società italiana c’è una domanda e c’è una rappresentanza politica che risponde a tale domanda non è con le imposizioni o i diktat che si semplifica e si risolve.Quanti si riconoscono in Rifondazione o in Dini, esemplifico, come reagiranno a proposte di semplificazione: continuando aperseverare o scegliendo altre bandiere?E mica gli interessi dei bertinottiani e dei diniani sono invenzioni o stramberie: ci sono e basta. Che facciamo, gli passiamo sopra lo scolorina o li… eliminiamo?Per dire che le dinamiche sociali hanno portato a una tale frammentazione, direi a una tale corporativizzazione, a una totale mancanza d’un comune sentire e agire basato su valori riconosciuti, che operare una campagna di sintesi è cosa quanto mai ardua.Cosa s’è fatto, in termini di azioni politiche e amministrative per guidare, orientare, accompagnare l’opinione pubblica, se non cavalcare di fatto tutto e il contrario di tutto, arroccandosi sempre più autoreferenzialmente? E ora Veltroni vuole cominciare a sfrondare l’ulivo, la quercia e quant’altro…Da una parte, in un modo, occorreva iniziare, e lui, leader del Pd, incoronato, voluto e riconosciuto, si prende tutte le responsabilità del caso e con coraggio scuote le mura dei palazzi. Il ragionamento, chiaramente, è semplicissimo: il Pd va solo, forza riformatrice e di rinnovamento, non ci interessano abbracci e legami, condizionanti e paralizzanti, nè della sinistra nè dei cosiddetti moderati centrodestristi in cerca di collocazione.Ci mostreremo così con un volto coeso e coerente, indicando le cose che vorremo fare e avanzando speditamente. Si rivolge Veltroni a chi nella società italiana non ce la fa più a stare nella palude e vuole investire nel cambiamento, non nelle mediazioni eterne. Si rivolge a chi crede ancora nel cambiamento e, soprattutto, nella politica, bypassando, Veltroni, il fatto che nel frattempo nulla è cambiato e lì sempre quelli ci sono, buoni per tutte le stagioni, a cominciare da lui che, certo, quand’era segretario PdS non è che non avesse poteri, non è che abbia brillato per che cosa… Ed emerge sempre più incontrastato il profilo moderato del partito, che si lascia a sinistra praterie che al momento non vedono cavalieri uniti e pronti a una politica di proposta e non solo di protesta, ma questo, al momento, è altro argomento: ci torneremo un’altra volta.Comunque il tentativo questo è.E a sinistra, si diceva, non sanno che pesci pigliare: un candidato come Bertinotti, come Diliberto, per andare da soli, senza confluire sul programma del Pd e portando avanti invece istanze proprie, o che altro?E intanto bisogna fare i conti con i numeri: chè in democrazia puoi dire tutte le cose più belle, ma se dall’urna esce un responso, quello è. E Veltroni ce li ha i numeri, pensa di raccoglierli, e come?Ha messo nel conto che può perdere, e in tal caso torna il Cavaliere (madonna, non ne possiamo più… ), e per cinque anni il Pd che fa, il centrosinistra che non si unifica al voto e perde chi lo ricostruisce?E se Bertinotti vuole ragionare e lavorare, Diliberto perde le staffe: è il momento per farsi prendere dalla nevrastenia? Anche perchè l’uomo di Arcore dicono che sarebbe tentato di correre da solo per contribuire così a cambiare le carte costituzionali e contemporaneamente mostrare i muscoli a Fini, a Casini, eccetera: chi è forte, qui, chi comanda?Ma questa tentazione, azzardo, verrà messa in un cantuccio perchè la bramosia di vincere può molto di più di qualsiasi altra tentazione.Il tutto con lo sfondo, a noi vicino, delle questioni calabresi, che giorno dopo giorno sciorinano un campionario sempre vecchio che s’arricchisce però di nuovi episodi.Ci si interrogava sette&#45dieci giorni fa sul futuro di Loiero, che aveva perduto il suo riferimento romano, Prodi. Sette&#45dieci giorni fa scoppiava il caso Crea, è inutile elencare tutti gli altri casi precedenti: l’eolico, il papa Giovanni, Poseidon, “Why not”…Ecco, appunto, “Why Not”, che aveva portato alla defenestrazione di De Magistris, alle censure da parte del CsM, e ora si riaffaccia con clamore nelle case e negli uffici del presidente della giunta. I soliti nomi: Saladino, Gatto. I soliti capi di imputazione: corruzione, malversazione, distrazione di fondi. I giudici sono diversi: era De Magistris cattivo o… Loiero ha detto che si vuole mettere sotto la lente d’ingrandimento tutta la sua storia politica, facendo intendere così la chiara matrice politica dell’operazione.Fatto è che a due mesi dal voto nazionale, l’antesignano del Pd, Loiero col suo PdM, è ora pesantemente nell’occhio del ciclone, e qualcuno già pensa e dice. mandiamolo al Senato, a Roma.Così come qualcun altro dice che la Corte dei Conti non ha competenza circa i graziosi gadget che la presidenza del consiglio regionale ha dispendiosamente elargito.Insomma: parole in libertà, il canto del cigno, una novella gotterdammerung, o, più probabilmemte e purtroppo, tanto rumore per nulla?