Tempesta sulla magistratura italiana

Tempesta sulla magistratura italianadi CARLO VULPIO &#45 www.carlovulpio.itC’è una casa di cura in Calabria. E ci sono tre banche: una in Basilicata, una in Campania ed un’altra in Emilia Romagna. Poi c’è una casa editrice, di proprietà di altre case di cura, questa volta in Campania. E poi ci sono due magistrati, GABRIELLA NUZZI e DIONIGIO VERASANI, pm di Salerno, che si vorrebbe trasferire a tutti i costi. Dopo Forleo e de Magistris &#45 una donna e un uomo &#45, ecco Nuzzi e Verasani, una donna e un uomo. Dev’essere la par condicio che vogliono Csm, Anm, (quasi) tutto il Parlamento. Come mai? Megalomani, visionari, protagonisti, emotivi, pasticcioni, incompetenti anche i pm Nuzzi e Verasani (e gli altri cinque pm salernitani che indagano sulle toghe calabro&#45lucane)? O forse pericolosi, visto che hanno in mano quella “bomba atomica” di inchieste che stanno facendo tremare molti intoccabili di questo Paese e che sono state la ragione della illegittima aggressione a colpi di contro&#45indagini e contro&#45sequestri che i magistrati di Salerno hanno subìto da parte dei magistrati di Catanzaro? Cerchiamo di capire un po’ meglio. Prima però andiamo a leggere ciò che ha scritto (Micromega Online) il giudice di Catania, FELICE LIMA, sulla puntata di Annozero del 18 dicembre scorso dedicata al “caso Catanzaro”. “E’ stata una puntata di estremo interesse – dice Lima &#45 per la partecipazione del segretario dell’Associazione nazionale magistrati, GIUSEPPE CASCINI: per le cose che ha detto, per il modo in cui le ha dette e per le cose che ha taciuto”. Una settimana dopo, il 26 dicembre, Cascini improvvisamente scopre cose che una settimana prima non osava chiamare per nome e a Sky tv dichiara: “La situazione in Italia è più grave di quella di Tangentopoli, perché la corruzione è più che diffusa, è capillare e fuori controllo. È un cancro molto serio rispetto al quale la politica ha perso troppo tempo ad interrogarsi sulle ragioni. Il rischio è che si continui ad interrogarsi sui magistrati che la corruzione disvelano e puniscono”. Ecco dunque un primo spunto di riflessione per l’anno nuovo. Giuseppe Cascini. Proprio lo stesso Cascini che fino a una settimana prima non aveva perso occasione di fare esattamente ciò che adesso rimprovera alla politica, e cioè “interrogarsi sui magistrati che cercano di disvelare la corruzione”, anziché difenderli (e non per mera difesa corporativistica), o almeno non attaccarli e non ostacolarli. Cascini infatti è tra coloro che non hanno manifestato mai alcun dubbio su quanto de Magistris fosse “unfit”, inadatto a fare il pm e a condurre quelle inchieste che da Roma in giù (e in su) si vorrebbero insabbiare a tutti i costi. Ma adesso, con una virata di 180 gradi, Cascini scopre ciò che de Magistris aveva detto al sottoscritto (intervista al Corriere della Sera) fin dal 17 luglio 2007, e cioè che in Italia c’è una nuova Tangentopoli, peggiore e più pericolosa di quella degli anni Novanta. Bene. Ma siamo sicuri che questa tardiva (e quindi inutile) virata sia frutto del clima natalizio? Oppure è il vento forte che s’è alzato tra Salerno e Catanzaro, che spazza via le quintalate di sabbia scaricate su queste vicende, che ha indotto Cascini a contraddire se stesso? Non potremo mai dirlo con certezza, perché non siamo nella testa di Cascini, ma grazie al vento forte che soffia tra Salerno e Catanzaro possiamo mettere in fila alcuni elementi utili a capire. Per esempio, Cascini ha difeso a spada tratta SIMONE LUERTI, l’ex presidente dell’Anm che poi si è dovuto dimettere per le bugie raccontate circa i suoi incontri al ministero della Giustizia con CLEMENTE MASTELLA e con ANTONIO SALADINO (indagati da de Magistris nell’inchiesta Why Not). Luerti, dice Cascini, non ha commesso alcun reato e ha subìto una violazione della sua sfera privata quando dalle carte di Salerno è emerso che per le sue convinzioni religiose egli ha fatto voto di castità. Cascini però sa bene che della castità di Luerti non importa nulla a nessuno. Ciò che interessa invece, e molto, è che Luerti faccia il magistrato e appartenga all’organizzazione religiosa “MEMORES DOMINI”, i cui membri devono far voto di obbedienza. Legittimo se sei un cittadino qualunque, non se sei un magistrato. Domanda: come mai Luerti, da presidente dell’Anm, nonché da “ubbidiente” ai “Memores Domini”, non ha mai mancato di esternare un giorno sì e l’altro pure contro de Magistris e Forleo, proprio mentre le inchieste erano calde e le polemiche roventi? E perché su questo punto Cascini tace e, con lui, tace anche l’attuale presidente dell’Anm, LUCA PALAMARA (ex pm alla procura di Reggio Calabria, al centro di polemiche per alcune indagini su presunti procedimenti “insabbiati”)? Ma torniamo all’inizio. Alla casa di cura in Calabria. A BELVEDERE MARITTIMO (Cosenza), ce n’è una che si chiama appunto “Cascini”. Nulla di che. Solo per memorizzare il dato. Questa “Casa di cura Cascini” è di proprietà di un parente abbastanza stretto del magistrato e, cosa più rilevante, tra i suoi amministratori ha avuto anche ANNUNZIATO SCORDO. Chi è costui? Scordo è il presidente della Pianimpinati, la principale società coinvolta in POSEIDONE (la prima inchiesta scippata a de Magistris). La PIANIMPIANTI (il cui vicepresidente è l’ex senatore e sottosegretario dc, MARIO BONFERRONI, poi consigliere in Finmeccanica) è proprio quella società a cui sono riconducibili i 3 milioni e 600 mila euro sequestrati dalla Guardia di Finanza il 17 maggio 2005 al valico di frontiera di Como. Scordo, inoltre, è uomo di fiducia di GIUSEPPE CHIARAVALLOTI, ex “governatore” della Calabria (le convenzioni sanitarie si fanno con le Regioni…) ed ex alto magistrato calabrese che per telefono diceva: “ de Magistris passerà gli anni suoi a difendersi, lo dobbiamo ammazzare di cause e ne affidiamo la gestione alla camorra napoletana”. Oggi però de Magistris è stato trasferito a Napoli e Chiaravalloti continua a ricoprire la carica di vicepresidente dell’Authority per la privacy (forse quella di Luerti, va’ a capire). Mentre Cascini Giuseppe, segretario dell’Anm, sembra non sapere nulla della casa di cura Cascini di Belvedere Marittimo, e di Scordo, e di Pianimpianti, e di Chiaravalloti. Né gli viene alla memoria la circostanza che l’inchiesta Poseidone, oltre ai depuratori da realizzare con UN MILIARDO DI EURO di fondi Ue e mai costruiti, riguardava anche il riciclaggio di denaro attraverso le case di cura convenzionate. Forse Cascini davvero non poteva occuparsi di questo. Forse era troppo impegnato al ministero della Giustizia, dove – ministro OLIVIERO DILIBERTO (Pdci) – ricopriva ruoli di vertice. Si sa come vanno queste cose. Pura meritocrazia. Non c’entra nulla il fatto che uno sia legato, come lo è Cascini, alla senatrice ANNA FINOCCHIARO (ex magistrato, Pd) o all’ex viceministro della Giustizia, LUIGI SCOTTI (ex magistrato, in quota Pdci), colui che – ministro Clemente Mastella &#45 ha perseguito de Magistris. Così come non c’entra assolutamente nulla la coincidenza che Cascini abbia fatto il suo voto di silenzio mentre l’ex ministro Mastella nominava il fratello (di Cascini) niente di meno che capo degli ispettori della Polizia penitenziaria, presso il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, e che il neo ministro della Giustizia, ANGIOLINO ALFANO (Pdl), gli abbia confermato l’incarico. E’ tutto in regola. Tutto nella norma. Luerti l’obbedienza, Cascini il silenzio. Due “cattivi magistrati” come Forleo e de Magistris? Per favore, non scherziamo. Siamo di fronte a due fulgidi esempi di come si fanno gli esercizi spirituali per conquistare un posto in paradiso. (1. continua) &#45 www.carlovulpio.it (“Vento forte tra Salerno e Catanzaro/1”)