Un panorama davvero desolante

Un panorama davvero desolantePremesso che nell’Italia di oggi gli intrecci di consanguineità e di fratellanza di altro genere pervadono ogni più recondito meandro della vita pubblica ed amministrativa, senza trascurare nessun settore. Non che tutto, soprattutto in Calabria, sia accaduto negli ultimi sei mesi, ma è accaduto che si aprissero degli squarci su tutto ciò che a tutti era noto ma che non era visibile. Il panorama è variegato è in alcuni casi pure grottesco, e va dagli alti prelati impegnati più a condurre il proprio roboante motociclo, che guidare strutture di sofferenza, fuori dalle sabbie mobili nelle quali erano state condotte, politici che trasformatisi in ufficio di collocamento, continuano a dire che la loro attività è un’attività socialmente utile, mentre i lavoratori socialmente utili languono ed invecchiano lentamente, come i “bourbons Americani” in attesa di un irraggiungibile stabilizzazione. E che dire poi della politica che fa di parentopoli motivo di discussione sulle presunte discriminazioni, dei loro figli, parenti e amici? Perché un figlio di un pubblico amministratore dovrebbe rimanere senza lavoro, se è bravo? Certo i rampolli della classe dirigente degli ultimi trent’anni, hanno studiato, hanno frequentato la Luiss, la Bocconi, la Normale, si sono super masterizzati, i loro padri si sono premurati, con le cospicue risorse ricavate dai loro pubblici incarichi, si dare alla loro prole istruzione qualificata. Così bisogna, anche tacere, anzi abbozzare, oltre il danno pure la beffa. Guai a dire che il figlio del politico tizio è stato assunto presso quell’ente, in virtù della posizione paterna, è sicuramente un genio formato presso una qualificatissima università, ed in quanto tale meritevole di quell’incarico, come possono competere nel mondo del lavoro le migliaia di nostri giovani laureati nelle più modeste università locali? Questi sono tutti aspetti che attengono all’etica, ma l’etica mi è stato detto, in un recente convegno, non attiene al mondo della politica ma a quello dei singoli. E che dire poi delle recenti questioni che vedono magistrati e politici confrontarsi sul piano mediatico e non nelle sedi istituzionali. Certo che la politica, anche quella autoreferenziata ed autoeletta, non si tocca, e se la tocchi, ti piove addosso di tutto, prima le sentenze autoassolutorie di eminenti rappresentanti delle istituzioni, poi una sicura ispezione ministeriale, poi una ritorsione personale, come può essere il licenziamento della propria moglie o compagna, azioni che preludono ad un certo trasferimento, ad incarichi più modesti, in una sede ambientalmente più difficile. A proposito di mogli o compagne, può accadere, che un qualunque cittadino venga inquisito o processato da un magistrato, la cui moglie o compagna è dipendente del denunciante, si indovini con quale risultato? Può anche accadere di essere perseguitato e perseguito per aver dato spazio e voce alla gente, su un forum internet, come avviene normalmente e democraticamente in tutto il mondo civile. Cosa ha di civile mi chiedo, oscurare i siti con la Relazione del prefetto Basilone sull’ASL di Locri, se non quell’incivile atteggiamento complice di alcune istituzioni di coprire il malaffare. E poi, meglio non entrare nel merito, di sit&#45in, e di ingiustificate, visite più o meno, guidate nelle case circondariali, meglio sottacere di nastri danneggiati e di altri illeggibili. La politica pervadente è arrivata con i propri congiunti nei palazzi di Giustizia, ma se dovessimo prendere per vere le denuncie che vengono da più parti, delle infiltrazioni mafiose nella politica, il cocktail è veramente esplosivo. E’ solo un teorema, ma anche un invito a riflettere. Come bisogna pure riflettere, soprattutto in quei contesti territoriali dove i Tribunali sono diretti da una longeva ed irremovibile dirigenza, che lascia che tutto accada in un ineluttabile accettazione dei meccanismi consociativi messi in essere, in quaranta anni e più di gestione del potere. Può accadere, perciò, di veder sparire fascicoli, di far spostare processi e di farne prescrivere altri, dove una parte della Magistratura cerca coraggiosamente di fare, osteggiata dalla politica, e dagli strumenti che questa è capace di attivare a propria difesa, e un’altra parte che deve assolutamente mantenere in piedi questo perverso sistema di potere di cui fa parte a vario titolo. In questa regione dobbiamo con molta amarezza acquisire la consapevolezza di essere all’anno zero&#59 All’infomazione, quella coraggiosa, alla Politica quella capace si abbandonare i contesti, istituzionali, contaminati, alla Magistratura veramente, autonoma ed onesta, il compito di scardinare questo vile sistema di potere che opprime la gente, non è possibile che le denunce passino prima dalla stampa nazionale e poi approdare sui media locali o nelle aule dei Tribunali. Per ricostruire questa Regione ci vuole uno sforzo comune delle forze sociali migliori, altrimenti ritroviamoci tutti ai confini della Lucania ed emigriamo.Giorgio Durante Presidente CalabrialibreComponente ufficio stampa della Rete per la Calabria