Un Tentativo di analisi del V&#45Day

La fortuna dei politici italiani è che dei 950.000 che hanno acquistato il libro di Stella e Rizzo “LA CASTA” solo pochissimi lo hanno letto. In questi giorni di post vaffanculismo ispirati al trionfo di Beppe Grillo, qualcuno ha sostenuto che il V&#45Day dell’8 settembre è stato la risposta di pancia al libro (di testa) dei due bravi giornalisti del Corriere. La fortuna dei politici, in un paese in cui pochissimi leggono libri (anche se li comprano), è rappresentata dal corto circuito che si è verificato tra la pancia e la testa. Peraltro è almeno un ventennio che il diaframma che tiene lontani tra loro testa e pancia è ravvisabile nei festival dell’Unità dove alle file che abbondano davanti a ristoranti e pizzerie corrispondono poche decine di persone (perlopiù settantenni e ottantenni) che partecipano ai dibattiti politici. Se l’imponente folla di Piazza Maggiore avesse letto quel libro documentato e devastante, pagina per pagina, senza lasciare neppure una riga, il rischio sarebbe stato il passaggio dal poetico Vaffanculo – che sta scandalizzando i rappresentanti del potere costituito di questo malridotto Paese – a qualcosa di molto più prosaico, forse alle armi. E’ da molti anni che si scherza con il fuoco e si avverte la netta sensazione che anche in queste ore drammatiche si faccia fatica a cogliere la gravità della situazione. Occorrono mesi per raccogliere le 500.000 firme necessarie per l’indizione di un referendum abrogativo. E quando si tratta di andare a votare, i referendum falliscono per mancanza di quorum. La gente non ci crede più ai politici forse perché il giorno dopo rimpiazzano la legge abrogata con un’altra porcheria uguale: abrogammo il ministero dell’agricoltura, ci rifilarono uno nuovo chiamato “delle politiche agricole”. Abrogammo il finanziamento pubblico dei partiti, lo rimpiazzarono il giorno dopo con il più costoso rimborso delle spese elettorali. Abrogammo la vecchia legge lettorale e un tale si vanta di averla sostituita con una porcata (se lo dice lui che ne è padre) con la quale l’ultimo Parlamento è stato riempito di deputati e senatori che nessuno ha scelto ma che sono stati imposti dalle segreterie dei partiti. Eppure c’è chi ancora crede nei referendum ma ci vogliono mesi per convincere mezzo milione di persone a firmare. Grillo di firme ne ha raccolte 300.000 in mezza giornata e ormai la forza del suo blog (che avevamo intuito fin dal suo nascere nel 2005) è tale che basta un clic su una tastiera perché un milione di persone si dia appuntamento e poi si ritrovi in Piazza Colonna con i bastoni in mano. Questo vuol dire qualcosa di drammaticamente dirompente e i nostri commentatori continuano a snobbare l’evento relegandolo nelle categorie dell’antipolitica e del qualunquismo. Qualunquisti, ha detto bene Marco Travaglio, sono semmai coloro che sparano nel mucchio senza fare i nomi, qui invece i nomi sono stati fatti. Antipolitici, aggiungiamo noi, sono i milioni di coglionazzi che in questi anni si sono fatti annichilire dalla televisione deficiente, dalle Isole dei bavosi, tanto becere eppure finanziate dai contribuenti, dai grandi fratelli, dal calcio che più marcio non si può, dalle Miss Italia presentate quest’anno dal centenario Mike Buongiorno giusto per ribadire il disgusto che questo paese nutre per i giovani: ma se l’alternativa è condurre un programma sui pacchi di cartone di cui andate fieri, caro Conti, allora fanno bene i giovani a lasciarvi perdere. E a venire in piazza Maggiore alle quattro del pomeriggio, mentre decine di migliaia di coetanei sgomitano in un’altra Piazza emiliana (Grande ma non Maggiore, anche gli aggettivi aiutano) a caccia di Bono Vox o della Carlucci o di Vattelappesca Vip col pretesto dei funerali di Pavarotti mandati in diretta Rai, quella Rai che in vita gli negò la diretta per il bellissimo Pavarotti and friends morto prima di lui, pace all’anima sua. Un popolo festante fatto di giovani e giovanissimi, di famiglie con i bambini e i ragazzi al seguito, di anziani addirittura sorridenti. Ho visto anche degli anziani felici, in Piazza Maggiore, caro Claudio Lolli. E poi quelle file, quelle lunghe file in attesa di firmare una proposta di legge. Ma si è mai visto un popolo che si mette in fila alle quattro del pomeriggio sotto un sole cocente per firmare una proposta di legge? Per firmare una proposta di legge! E la chiamano antipolitica? Avessero devastato la città come hanno fatto mesi orsono i giovani francesi che sono riusciti a bloccare la legge sul precariato, li avrebbero chiamati criminali, brigatisti. Fossero rimasti inermi a tempo indeterminato di fronte a un mercato del lavoro e a una società che li odia, i nostri giovani sarebbero stati trattati meglio. Invece sono scesi in piazza (scesi in piazza!) e sono stati in piedi per ore ad ascoltare economisti, giornalisti, attori, architetti, professori e altri studiosi. E sono stati ammazzati di insulti. La colonna infame, così li ha definiti sul suo blog il giornalista de La Stampa Andrea Romano, poi aggredito da pesanti quanto inaccettabili insulti da coloro che successivamente verranno da lui definiti picchiatori virtuali, mentre il lungo intervento di Eugenio Scalfari (3.108 euro mensili per 5 anni di contributi come ex deputato) che parla di invasioni barbariche fa venir sonno. E’ facile parlare con la pancia piena. E’ agevole parlare di lavoro precario se si ha un posto sicuro, è comodo parlare dei giovani se i propri figli sono stati sistemati nella banca amica, nel giornale amico, nella Rai amica. E’ comodissimo parlare di scalini, scaloni e fallimento dell’Inps se loro si portano a casa i soldi pubblici con pensioni d’oro. E’ facilissimo parlare di sfratti e di carenza di alloggi se poi loro si fottono le case pubbliche a prezzi stracciati. Eppoi si sono inventati la bufala dell’oltraggio alla persona di Marco Biagi. Possiamo testimoniare anche noi che Biagi non è stato oltraggiato e neppure citato, è stata criticata la legge Biagi ma siamo in democrazia e in democrazia ha il diritto Beppe Grillo di pensare (sbagliando) che tutto sia iniziato dalla legge Biagi e non dalla legge Treu e soprattutto dal decreto 368 del 2001 di cui nessuno parla. Eppoi si sono svegliati i girotondini. Rivendicano, sbadigliando, la paternità dell’opera, lo avete sentito il Pardi dire che sono stati loro a iniziare la protesta contro il palazzo e a portare un milione di persone in Piazza San Giovanni. Comodo anche questo. C’era Berlusconi al potere e a quell’epoca chi non saltava Berlusconi era. Ma è bastato poco e al disperato “non perdiamoci di vista” di Moretti seguì l’oblio. Fino a sabato 8 settembre: Beppe Grillo ha svegliato anche i girotondini dormienti. Giravano in cerchio a difesa della scuola pubblica – ricordate? &#45 Peccato che Moretti e tanti altri Compagni abbiano preferito per i propri figli la scuola privata. La coerenza paga. O la fa pagare. E quale coerenza c’è tra il divieto di entrare in Polizia penitenziaria posto a carico di quanti nel proprio passato abbiano «riportato condanna a pena detentiva per delitto non colposo o sono stati sottoposti a misura di prevenzione» e il diritto dei condannati con sentenza definitiva a sedere in Parlamento, tanto la legge è uguale per gli altri come direbbe Travaglio? Nessuna coerenza. E dunque bene hanno fatto i 300 mila firmatari della Colonna Infame a chiedere che chi è pagato 25 milioni di lire al mese di soldi nostri per scrivere le leggi sia il primo a doversi mostrare delle medesime rispettoso. Altrimenti a casa, a lavorare! Ha poi fatto scandalo l’altra proposta di Grillo, contenuta nel suo progetto di legge, laddove si restringe a due legislature il mandato parlamentare. «Non avremmo avuto Pertini e neppure Berlinguer…» hanno starnazzato in molti. Peccato che nessuno abbia voglia di ricordare il Berlinguer della questione morale. Peccato che di «limite al numero di mandati» si parli addirittura nello statuto dei Ds. Lo ricordiamo qui alla senatrice Anna Finocchiaro che nello snobbare il comico genovese all’indomani del V&#45Day («Si chiama Beppe, sì?») ha ribadito davanti a una nutrita platea di ottantenni impegnati a parlare di futuro del Pd presso la Festa dell’Unità (ne parleremo in un prossimo articolo) che «io sono arrivata al sesto mandato». Per una che si presenta come una giovane rinnovatrice è certo un bel biglietto da visita. Quanto ai commentatori, ai politici, ai sindacalisti che stanno prendendo le distanze schifati dal fenomeno Beppe Grillo, c’è da pensare che hanno invidia. Quante persone è riuscito a orientare Eugenio Scalfari con i suoi lunghi articoli domenicali? Quanti sforzi deve fare la meravigliosa macchina da guerra della Cgil per riempire mezza piazza? Quanta immondizia deve inventarsi un giornale tutti i santi giorni per sperare di accattivarsi la simpatia di un nuovo lettore? (vincenzo brancatisano)