Un tentativo di analisi

Sempre più spesso ci sentiamo fare una domanda, ma CalabriaLibre è un’associazione Culturale o un movimento politico? La risposta è semplice, è leggibile in tutti i documenti che dal primo giorno circolano firmati da CalabriaLibre. A qualcuno forse avrebbe fatto piacere che organizzassimo incontri e convegni su Telesio, su Ciardullo, o altri letterati e filosofi, ma non è questo il momento, in questa regione per filosofeggiare, riteniamo che invece, la gente debba e possa esprimere il proprio pensiero, pregno di quotidianità, con la certezza di essere ascoltato. In Calabria il dato è allarmante, siamo ultimi per sviluppo, ultimi per cultura e formazione, ultimi per reddito, ultimi ancora per la gestione dell’ambiente,ultimi per la sanità, primi solo per risorse nazionali e comunitarie, fagocitate per decenni, ma da chi? Ma è solo colpa di una classe politica inetta e attenta solo alla tutela dei propri interessi? Il giallo è subito risolto, l’ho imparato da adolescente leggendo i gialli Mondadori, il colpevole è quasi sempre colui o coloro che dal reato commesso traggono vantaggio. L’equazione forse non è semplicissima da risolvere ma un tentativo si può fare, l’impiego delle risorse in una regione con una debolissima struttura industriale, un artigianato boccheggiante e con una agonizzante organizzazione economico-sociale, significa in realtà un trasferimento delle stesse verso le zone di produzione delle macchine utensili e delle attrezzature, ossia verso il Nord Italia, hai voglia a dire Calabria Regione obiettivo 1! Un esempio: se io volessi impiantare un pastificio per produrre e confezionare pasta fresca artigianale, circa il novanta per cento delle risorse investite, come macchinari prende la via del settentrione, per la gioia di Bossi e di qualche meridionale fiancheggiatore, che altro non è che un fenomeno da baraccone, partorito in terra di Calabria e indegnamente insignito di alte onorificenze istituzionali. Basta con i falsi problemi dobbiamo rendere consapevoli tutti, che gli unici o quasi a trarre vantaggio da qualunque investimento in Calabria o nel sud è il ricco Nord, ricco anche per questo. Se la Padania di Bossi non avesse venduto all’assistito sud attrezzature e macchine utensili, e alcune volte pura ferraglia ricondizionata, ai falsi imprenditori del sud probabilmente molte aziende Padane avrebbero già chiuso i battenti. A noi cosa resta? un territorio deturpato da capannoni subito dopo abbandonati, e centinaia di giovani illusi di aver trovato lavoro, una classe politica che si vanta di poter gestire abbondanti risorse e qualche imprenditore che può finalmente sfoggiare una Mercedes, (ovviamente di produzione Tedesca) dell’ultimo tipo. Ecco una delle ragioni del nostro mancato sviluppo, ecco il meccanismo insano messo in moto da oltre 50 anni, speranza di lavoro e occupazione, che significa voti e clientela, e che ha funzionato benissimo in mano alla vecchia DC, che ha mantenuto una pace sociale anche attraverso l’erogazione di pensioni e benefit a pioggia. Oggi la realtà deve fare i conti con una recessione diffusa, che mette in discussione tutto il sistema messo in piedi, la gente inizia a riflettere, rimangono vaste sacche di clientela soddisfatta solo tra i dipendenti degli enti locali, che restano roccaforte e serbatoio di una classe politica e dirigente sempre più isolata e ormai sempre più protesa all’autodifesa. Il futuro che ci aspetta non è nelle premesse affatto roseo, tutt’altro; il Nord arricchito dal nostro lavoro e dai nostri investimenti, vuole toglierci anche quel poco che tornava in tema di pensioni e assistenza sanitaria, l’industria è ormai considerata una parentesi chiusa per il nostro territorio, l’ambiente ed il turismo che potevano essere una risorsa per lo sviluppo sono stati, da una politica ottusa ridotti a risorse inutilizzabili. Anche i miliardi spariti nelle tasche non solo dei politici ma di tutto l’apparato regionale, che servivano a realizzare i depuratori, necessari a rendere utilizzabile la risorsa mare, sono il segnale che siamo davvero all’ultima spiaggia, ma questo pare finalmente si sia capito. La nascita di un movimento di base come CalabriaLibre significa la fine della delega in bianco data in mano ad una classe politica inetta ed arrogante, significa riappropriarsi del territorio e della propria dignità. Significa rispondere ai Padani non con la paura di perdere l’elemosina ma con la certezza di avere un forte potere contrattuale. Potere dato da una dipendenza quasi totale del sud dai prodotti Padani, che da una contrazione di vendite di questi darebbe un forte segnale a Bossi ed ai suoi fiancheggiatori meridionali a caccia di visibilità ad ogni costo. Forse solo così riappropriandoci dei nostri territori amministrandoli direttamente e con la massima trasparenza, rivalutando le produzioni locali, con una politica dei prezzi intelligente, dando un forte segnale alle mortificazioni quotidiane inflitteci dell’opulento Nord, potremo avere una speranza di sviluppo, sostenendo questo con un’accorta politica dell’ambiente e della formazione, per creare una coscienza sociale che abbandoni stereotipi sociali irraggiungibili per atterrare a possibilità di vita più consone ad una condizione reale di arretratezza e indigenza diffusa. C’è una classe dirigente da costruire, senza cadere nella trappola del riciclaggio ultimo inganno scoperto dalla politica degli ultimi 10 anni, un territorio da recuperare, una coscienza sociale da formare, una cultura del lavoro da diffondere, dissuadendo le nuove generazioni da ogni forma di accattonaggio, compreso quello legato al servilismo nelle segreterie di partito, che pure nelle ultime elezioni regionali hanno pagato, gratificando inetti attacchini e portaborse, ma c’è un intero territorio con milioni di persone oneste che ormai deluse e depauperate di tutto, aspettano di sollevarsi contro tutto questo. Noi sulla spinta di numerose attestazioni di stima, abbiamo ritenuto di dover tentare a difesa di una civiltà e di un popolo intero, un’operazione di ricostruzione basata su una forte azione dal basso per ridare dignità ad un popolo intero, che dai fasti di un passato “magno” si trova oggi a fare i conti con una realtà squallida.Questo, non sappiamo se è politica o altro, ma sicuramente non faremo mai politica intesa come l´hanno intesa da 50 anni a questa parte partiti e rappresentanti di questi, in questa regione, che meritava altri politici, per il raggiungimento di altri obiettivi come altre regioni d´Europa, messe peggio di noi, hanno pure raggiunto.