Uomini politici italiani e Cosa Nostra

Eccoli, ve li presentiamo: i nomi e i volti degli uomini politici che in un modo o nell’altro hanno avuto a che fare con Cosa Nostra. In realtà avremmo voluto metterli tutti, perché sono molti di più. Ma non è possibile. Nemmeno possiamo immaginarcelo quanti sono e chi sono. Forse quelli di cui non abbiamo la più pallida idea. Magari gli stessi che abbiamo votato, con le loro facce sorridenti e rispettabili, con la fedina penale immacolata e perché no, con un passato di impegnata lotta alla mafia. Che poi hanno dovuto affrontare la realtà di un prezzo troppo alto da pagare. Un prezzo imposto dalle enormi e spropositate ricchezze di cui dispongono Cosa Nostra e le altre mafie in generale. Chiunque voglia arrivare al potere sa che non può non trovarsele sul cammino. Ed è veramente molto sottile la linea di confine tra una sana ambizione e i compromessi che si deve essere pronti a stringere pur di arrivare al proprio obiettivo. La maggior parte dei personaggi di cui abbiamo riportato la vicenda giudiziaria sono stati assolti o non sono nemmeno arrivati a giudizio poiché le prove a loro carico non sono state considerate sufficienti. Questo denota un grande limite nella definizione di un reato che è tipico nel nostro paese, il cosiddetto concorso esterno in associazione mafiosa che l’agone politico tende più a cancellare che non a stabilire. Nel nostro Paese, benché i giudici sottolineino la comprovata frequentazione di uomini politici con personaggi mafiosi, gli elementi raccolti non soddisfano mai, se non in rari casi, quanto previsto dalla legge per procedere ad una condanna. Nel nostro sistema ultragarantista, infatti, un politico, che dovrebbe onorevolmente rappresentare tutta la cittadinanza, può tranquillamente avere a che fare con boss spietati, colpevoli di reati di ogni sorta, senza incorrere in alcuna conseguenza. Il caso più eclatante è senza dubbio quello che riguarda il senatore Andreotti, ritenuto colpevole fino agli anni Ottanta, di aver intrattenuto rapporti con i capi di Cosa Nostra di allora. Il reato è tuttavia andato prescritto e sebbene siano stati provati incontri con uomini di primo piano della mafia anche negli anni successivi si è provveduto a tranquillizzare gli italiani. Non sono stati governati per ben sette volte da un filo-mafioso, bensì dalla vittima di un tremendo complotto ordito da avversari politici e collaboratori di giustizia.Così ci si trova a discutere di questione morale. Di quel minimo di decenza etica a cui dovrebbero far riferimento dei funzionari pubblici, qualsiasi sia il loro ruolo. Invece fanno dell’arroganza del potere la giustificazione di qualsiasi condotta illecita e vergognosa.Ci piacerebbe davvero, cari lettori, poterveli elencare tutti, ma se per alcuni non sono bastate le prove sebbene piuttosto compromettenti, per altri non esistono nemmeno indizi.A tutti i politici che, dalla prima Commissione antimafia, dal 1963 ad oggi, hanno riconosciuto l’esistenza di questo atavico ed endemico legame, vorremmo chiedere: chi sono dunque i politici che colludono con la mafia? Mai la politica ha voluto rispondere direttamente a questa domanda. Come ricordava più volte il giudice Paolo Borsellino che insisteva sul nodo politico da sciogliere per sconfiggere la mafia.Certo anche la politica ha avuto i suoi martiri, come Pier Santi Mattarella o Pio La Torre che hanno dato la vita per recidere questi ibridi connubi, così come rischiano la propria incolumità uomini come Giuseppe Lumia, rappresentante dei Ds in Commissione Antimafia. Ma sono davvero rari.Prima o poi però, nei prossimi mesi, nei prossimi anni, l’elenco di questi nomi emergerà, perché prima o poi la verità, da sotto il moggio, viene alla luce.Giorgio Bongiovanni