Verso il Partito Democratico

Un dato è certo, e parlo solo della Calabria: Margherita e Ds sono stati aggrediti e lacerati, nella composizione delle liste elettorali. La Margherita in maniera più strutturata, verrebbe da dire scientifica, con la formazione di una vera e propria lista alternativa, i Democratici di Sinistra con un´;emorragia puntiforme e diffusa che è confluita in altri raggruppamenti, senza peraltro essere compensata da rimpiazzi e new entry.Hanno in comune qualche tratto questi due avvenimenti, che rischiano di influire pesantemente sull´esito elettorale e sulla geografia politica nota? Certamente sì. Una prima lettura indica l´inadeguatezza dell´uno e dell´altro partito a saper intercettare gli umori dell´opinione pubblica e a canalizzarli attraverso politiche e scelte idonee. Tant´è che Pirillo e Loiero da una parte, Soriero dall´altra, hanno parlato di scelte calate dall´alto, di partiti rinchiusi nelle proprie burocrazie, di autoconservazione. Difronte alle precedenti e numerose prese di distanzanza degli esclusi dalle liste, questa volta si avverte un di più e un qualcosa di diverso che può essere interpretato come la rottura d´uno schema, l´abbattimento delle monoliticità, l´effetto d´una maionese impazzita. Questi partiti, insomma, chiamati nel momento topico delle elezioni, pare che non ce la facciano più a tenere il “popolo” che loro rappresentano, che dovrebbero rappresentare, questi partiti, così come sono oggi, come a Napoli stanno fragorosamente e quotidianamente rappresentando, parlando di oligarchie, autotela, conservazione.Se questo è il tratto comune (e non si dimentichi Italia dei Valori che tenta anch´essa di canalizzare esclusi e scontenti), ci sono però differenze evidenti e contraddizioni palesi. E´ un pò difficile, infatti, credere nel rinnovamento quando insieme, cito alla rinfusa, ci sono Pirillo, Fuda, Damiano, Catizone. E´ arduo pensare che le cose cambieranno quando mi trovo insieme Misiti, Soriero e Franca Rame. E come si fa a non illazionare, almeno illazionare, che la lista cosiddetta Codacons abbia come imprimatur due diverse e poco conciliabili esigenze? Per un verso l´esigenza di Prodi di avere un suo partito, movimento o lista, visto che Marini, Rutelli e Fassino gliel´hanno negata, dall´altra la voglia di Loiero di emanciparsi dai salotti della Margherita romana che l´avrebbero relegato nelle Calabrie, e contemporaneamente l´impegno di tenere fede a patti che aveva stretto nella campagna elettorale alla Regione, e dare così spazio a chi l´aveva sorretto. Eccoti quindi una lista Prodi, eterogenea come poche, ecco quindi un´amministrazione regionale massicciamente spostatasi verso il Parlamento.A sinistra c´è la pesante messa in discussione d´una leadership da troppo tempo e troppo pervicacemente avviluppatasi su sè stessa, che ogni tanto fa finta di premiare qualche new entry per poi masticarla, triturarla ed espellerla, senza che si avverta un vagito di novità e apertura.Più di uno si interroga sia sul futuro della Regione, ormai semiibernata e in stand-by totale almeno fino alle politiche, poi… dio solo lo sa. Più di uno si chiede a maggio che accadrà. Il superamento, la soluzione, per quanto parziale, può essere data dal partito democratico. Sarebbe una svolta, una svolta reale, e pare che i “capi” a Roma, più di uno, ci stiano riflettendo, puntandoci decisamente e rapidamente, costi quel che costi in termini di non adesioni da parte di settori che sempre più mostrano scetticismo, anzi ostilità.E´ un passo obbligato: prepariamoci al secondo round, dopo la svolta della Bolognina.di Massimo Veltri