VINCENTE CON 32 VOTI

Ho affrontato con coraggio e spavalderia la terribile sfida di raccogliere consensi in una città assai contraddittoria e spersonalizzata. Sono partito un mese fa, proponendomi dignitosamente, per dovere di servizio, ai vertici del baldanzoso Partito Democratico Meridionale. Tutti i quaranta candidati abbiamo esordito in fortissimo ritardo rispetto ai tanti che in questa città vivono senza soluzione di continuità in perenne campagna elettorale. Completamente intriso della bontà della causa, non potevo però stare lì a guardare, comodamente seduto sulla poltrona dell’ignavia. Avvertivo che la gemma necessitava di grossi, generosi quanto gravosi aiuti per mostrarsi imperiosamente bella al cospetto di una natura altra. Ho così speso con assoluta dedizione tutto il tempo che un mese contiene a girare fra le case, a parlare con la gente. Sapevo bene che il degrado cui Cosenza è giunta ormai da tempo non poteva che esibirsi anche nelle esternazioni dei suoi abitanti. Così ho messo in conto che la riconoscenza al figlio di un medico che per cinquant’anni ha curato i suoi malati senza mai intascare da loro un quattrino, glorioso e oggettivo mausoleo di onestà e passione, poteva non esistere più perché, ahimé, il medico, mio padre Davide, da anni è passato a miglior vita. Ho messo in conto che, come nelle migliori famiglie, molti parenti opponevano all’entusiasmo del promesso consenso un pensato e poi agito momento di punizione fine a se stessa, per la goduria di essere protagonisti dell’infortunio del congiunto. Senza colleghi (mi sono infatti magnificamente licenziato due anni fa da una Società, la Carisiel, in cui avvertivo di vivere nel disagio di un microcosmo quasi putrido), senza clienti (a più di quarant’anni sto iniziando a farmi largo fra le innumerevoli difficoltà del mondo del lavoro), disistimato da una corposa schiera di moralisti per aver voluto affrontare la separazione con la mia ex&#45mogie, sapevo di essere il topo che vuole mangiare il gatto. Senza denaro da investire in manifesti, pubblicità sui giornali e in televisione, senza appoggi da parte del partito (ho sempre pensato, infatti, che una buona campagna elettorale dovesse e debba produrre nuovi consensi e non veicolare simpatie già ampiamente conquistate), senza che il movimento CalabriaLibre, di cui sono socio fondatore, mi avesse promesso un solo voto, ho significativamente contribuito allo straordinario risultato che il mio Partito ha ottenuto, superando in consensi ottenuti vecchi e più consolidati soggetti politici come il PSDI, i Verdi, i Comunisti Italiani, Rifondazione Comunista, ecc. ecc. Sono assolutamente felice di avere contribuito alla vittoria di un uomo serio e affidabile qual è l’avvocato Salvatore Perugini, ma soprattutto sono fiero di me stesso. Annusandomi, sempre più capto l’odore dell’interprete di una storia autentica, fatta di ideali e passioni, di coraggio e affetti. Da pirilliano convinto ho voluto regalare a Mario the Big, se non un plebiscito, l’onestà del mio affetto, riconfermandogli, se mai ce ne fosse bisogno, che io, come lui e al contrario di tanta sprecata servitù, ho le palle. Ermanno Cribari