W l´Italia Diretta, di Aldo Pecora

Non volevo alimentare spunti polemici in un momento storico della nostra regione che impone serietà di comportamenti e senso di responsabilità, ma in certi casi il silenzio potrebbe essere omertà, e la nostra terra di omertà sta già morendo.Non voglio rendermi complice di certi silenzi – non l’ho mai fatto, d’altronde – e sia pure con il massimo rispetto di tutte le parti coinvolte nelle polemiche scaturite dalla trasmissione televisiva “W l’Italia diretta”, realizzata dal giornalista Riccardo Iacona martedì scorso su Rai2, sento la necessità di dire con chiarezza che l’impressione che ne ho ricavato è di una recita, una fiction dove invece di attori si usavano personaggi della vita reale accuratamente selezionati per un copione già scritto, e non certamente nelle stanze della Rai o da autori Rai.Personalmente stento a credere che “W l´;Italia – Diretta” sia spuntata come un fungo a Locri proprio casualmente alla vigilia della terza udienza del processo Fortugno. Ci credete voi alle casualità?E poi finisce sempre così: tutti ad occuparsi degli effetti ma mai chiedersi quali sono state le cause che li hanno prodotti. E se ora sono costretto a dire la mia, nonostante mi fossi imposto da qualche giorno di osservare un rigoroso silenzio sulla questione, è perché sarebbe ipocrita ed illusorio far comparire i fatti ma far sparire i responsabili di quei fatti, lasciando che si polemizzi su una piazza deserta a Locri ed evitare accuratamente di domandarsi “perchè” quella piazza era deserta. Dov´;è finito il Riccardo Iacona delle storiche inchieste di Samarcanda?Si è parlato del buco di 140 milioni di euro alla Asl di Locri: ma come mai nessuna domanda in merito è stata posta alla stessa Maria Grazia Laganà, protagonista della puntata, che di quella Asl è stata vice direttore sanitario per anni e fino a poco tempo fa?E se ormai anche la Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che il delitto Fortugno è certamente un delitto da definirsi “politico-mafioso”, perchè non chiedere all’On. Laganà Fortugno se era a conoscenza di chi fosse il referente politico dei due imputati come mandanti dell’omicidio del marito? Si parla del consigliere regionale subentrato a Fortugno, Domenico Crea, tra l´;altro attualmente non indagato. Ma perché nessun cenno al fatto che sia la vedova di Franco Fortugno sia lo stesso Crea hanno sponsorizzato la medesima lista – una delle due – della Margherita alle scorse elezioni provinciali di Reggio Calabria? Una contraddizione di non poco conto, ma non emersa dalla trasmissione di Iacona.Tutti a chiedersi “Che fine hanno fatto i ragazzi di Locri?”, ma a nessuno è venuto in mente di chiedersi se quell’assenza fosse non voluta da chi non vi ha partecipato, ma da autori e conduttore del programma, che hanno preferito far transennare l´;intera piazza del Tribunale e “blindare” la trasmissione che, essendo in diretta, non avrebbe consentito la gestione degli eventi ed i toni dei partecipanti: e allora via con la fiera dell’ovvio e dell’ipocrisia, come quando ci si straccia le vesti per le devastanti immagini dell’Asl o del Tribunale di Locri e poi nessuno si domanda chi è il responsabile di quello sfacelo.E´; vero, noi ragazzi non c´;eravamo, ma qualcuno si è chiesto come mai non ci fossero tutti i 35.000 cittadini di Locri e di Siderno?La risposta è semplicemente una, come giustamente detto dal giudice Nicola Gratteri: la gente è stanca. Stanca di vedersi irrimediabilmente oggetto non solo dei riflettori accesi a comando sulla nostra disgraziata terra per parlare solo di sangue, ma soprattutto stanca di un´;attenzione “usa e getta” da parte dei media nazionali. Stanca di giornalisti intenti a costruire e riverniciare storie, fatti e persone, omettendone ciò che potrebbe risultare scomodo. E macchiandosi forse del peggiore dei reati, quello di tradire la fiducia di quei cittadini che si aspettano un´;informazione completa, super partes, e soprattutto “coraggiosa”.Per non parlare del versante politico, con le pesantissime parole del sostituto procuratore Luigi De Magistris quando parla di probabile crisi dello Stato di diritto, assist che che mi sarei aspettato potesse essere messo subito in goal approfondendo, ad esempio, la grave questione dei33 consiglieri regionali indagati. Invece silenzio, un silenzio imborotalcato e sordo rotto solo dalle immagini di alcuni simboli massonici apparsi alle spalle di qualche protagonista della trasmissione. Alcuni dettagli sfuggono anche ai registi più attenti, ma non sono sfuggiti agli occhi dei telespettatori attenti. Distrazioni o messaggi in codice? Ci vorrebbe Dan Brown per scoprirlo.Ed ora io sono stanco, nonostante i miei ventun’anni. Stanco perchè sono ormai quasi due anni che corro contro vento, contro corrente, contro tutto. Troppe delusioni, troppe amarezze.Mi sono illuso di poter cambiare il mondo con l’entusiasmo e l’onestà, mi sono illuso perché da cinque ragazzi che reggevano uno striscione di sfida alla mafia adesso nel nostro movimento siamo migliaia di giovani in tutta Italia, mi sono illuso perché avevo toccato con mano la devastazione morale di questa terra, ma avevo anche visto messaggi di speranza, come diceva Paolo Borsellino, anche nei semplici atti giudiziari di alcuni magistrati coraggiosi e nell’impegno quotidiano, concreto, commovente delle Forze dell’Ordine.Un giorno mi accusano di eccessivo presenzialismo mediatico, ed il giorno successivo mi accusano di essere stato assente ad una trasmissione televisiva. Una volta dicono che siamo politicizzati, la volta successiva che siamo l’espressione più pericolosa dell’antipolitica.C’è bisogno di cercare la malafede? Ma no: invece sto cominciando a convincermi che forse quello ad essere sbagliato sono proprio io, troppo asimmetrico rispetto a questa realtà. Si chiude con questo mio sfogo affidato alle colonne del Quotidiano della Calabria la pagina dell´;Aldo Pecora di sempre, perché forse è proprio venuto il momento di lasciare la guida del Movimento per tornare a pensare un po´; a se stesso. Per il bene di entrambi. Tanto rispetto al 16 ottobre 2005 ho meno di quello che avevo in tasca quel giorno, per altri invece non è proprio la stessa cosa.Aldo PecoraMovimento “E adesso ammazzateci tutti”