Zone grigie e lettere scarlatte

Premesso che non si può neanche pensare di parteggiare per alcuna forma di delinquenza ed illegalità e che tutte le manifestazioni anti (mafia, camorra, ndrangheta) ci trovano solidali, rifletto da giorni sul senso autentico e profondo di aderire all’ennesima protesta civile, quella del 25 settembre prossimo, ponendomi diverse domande. La prima ovviamente è: quanto incide davvero, nella sostanza più profonda della società, un’altra manifestazione? Non vorrei essere fraintesa e riformulo il mio pensiero: cosa accade il 26, il 27 o il 28 settembre e poi nei giorni, settimane e mesi a venire? Qualcuno risponderà: intanto diamo un segnale! Certo, è importante riuscire ad avere una santa, sana e soprattutto autentica indignazione e qui sorge un’altra domanda: ma sono davvero sicura che il vicino di corteo sia una persona autenticamente antimafiosa? Anche qui non vorrei essere fraintesa e riformulo: sono sicura che l’operaio che mi sta accanto, quando sale sul ponteggio osserva e fa osservare le leggi sulla, sopratutto sua, sicurezza? Che il medico lavora in ospedale perché ha fatto un regolare concorso e non si è fatto raccomandare dal suo compare? Che l’imprenditore non ha pagato e non ha nessuna intenzione di pagare il pizzo? Che il giornalista non si fa passare le veline dal suo direttore, il quale se le fa passare dall’editore, il quale le raccoglie dal politico che, magari, alle scorse elezioni, è andato a chiedere voti in “zone grigie”? E proprio per fare l’avvocato del diavolo, chiedo a me stessa: ma sono proprio sicura che, qualche volta, non abbia avuto anch’io, magari involontariamente, un comportamento che potesse, anche lontanamente, somigliare a qualcosa di mafioso? Fino a qualche decennio fa, la separazione tra gente per bene e no, era ancora abbastanza netta. La pervasività del fenomeno mafioso, in generale, ha portato ad una malefica commistione – come non ricordare la famosa frase ne Il Padrino di Puzo quando Michael Corleone parla della sua Famiglia, dicendo che, con il tempo, “sarà completamente nela legalità?”  – che rende arduo scorgere una netta linea di demarcazione. E’ giusto che non ci siano più “lettere scarlatte” di sorta, che hanno fomentato classismo, razzismo e pregiudizi; è giusto non negare a nessuno la speranza della salvezza, cristianamente e laicamente intesa ma è un fatto che, oggi, il relativismo, diciamo così, sociologico e tanta apparente democrazia stiano portando come conseguenza, nel caso specifico dei fenomeni deliquenziali, uno spaventoso allargamento della cosiddetta “zona grigia” che rende drogata l’economia, mistificata l’appartenenza ad una classe sociale, false e bugiarde alcune prese di posizione, tali solo per comodo. La (s)consolante conclusione potrebbe essere che, chi ha la coscienza e la condotta veramente pulite, manifesti pure, ma prima di tutto continui a fare il suo dovere di ogni giorno, quotidianamente, con la schiena alzata e la lingua dritta, come dicevano i Nativi Americani. E visto che i proclami, alla fin fine, lasciano il tempo che trovano, meno parole e pù fatti a meno che gli uomini, come sperava Luca Goldoni, non si riappropriano della divina facoltà di essere anche quello che dicono.
Adele Filice