Il suicidio di Stefano Argentino, scuote profondamente la coscienza collettiva.

di Rossana Battaglia
Il suicidio di Stefano Argentino, avvenuto nel carcere dopo l’omicidio di Sara Campanella, scuote profondamente la coscienza collettiva. Non solo perché chiude tragicamente una vicenda già segnata da una violenza irreparabile, ma perché impone domande scomode su GIUSTIZIA , COLPA, dolore e umanità.
Quando una persona si toglie la vita dopo aver commesso un crimine tanto grave, si potrebbe essere tentati di archiviarla come una fine “coerente”, quasi naturale. “Ha fatto bene!”, i commenti di molti.
Ma ogni suicidio, anche quello di chi ha fatto del male, è un fallimento.
È il fallimento di una società che non ha saputo prevenire, che non ha saputo intervenire prima che accadesse l’irreparabile. È anche, in questo caso, la conclusione drammatica di un doppio dolore che lascia due famiglie distrutte, due vuoti insanabili, e un’ombra lunga su tutti noi.
Sara Campanella è stata vittima di una violenza brutale, di un gesto che non ha giustificazione né attenuanti. Da condannare!
Ma il suicidio di Argentino, avvenuto nelle celle di uno Stato che dovrebbe custodire anche la possibilità di espiazione e trasformazione, apre un’altra ferita. Perché la detenzione non è vendetta: dovrebbe essere uno spazio di giustizia, sì, ma anche di rieducazione e presa di coscienza. E se una persona si toglie la vita in carcere, significa che quel sistema non ha funzionato, almeno per lui.
Questa vicenda ci ha interrogato di nuovo (ANCORA una volta) sul tema del femminicidio: ANCORA una donna è stata uccisa da chi diceva di amarla.
E ci impone di chiederci quanto ANCORA dobbiamo aspettare per fermare questa strage silenziosa, fatta di POSSESSO, CONTROLLO, VIOLENZA mascherata da amore.
Infine, ci costringe a fare i conti con la complessità dell’animo umano.
Possiamo condannare un gesto, rifiutarne la brutalità, senza per questo smettere di interrogarci sulla solitudine, la rabbia, la fragilità che stanno dietro certe azioni.
Non voglio giustificare, ma voglio tentare di capire.
Perché solo capendo potremo, forse, impedire che accada di nuovo.