Peppino Pecora: il sapere della terra, il rigore del servizio
di Giorgio Durante
Ci sono persone che si conoscono senza averle mai incontrate. Accade quando il loro nome ritorna nei racconti, quando il segno che hanno lasciato è così profondo da attraversare le generazioni. Peppino Pecora è stato per me una di queste figure: conosciuto prima attraverso la memoria viva di chi lo ha frequentato, e poi grazie a un incontro fortunato, quello con sua figlia Lina, che del padre non solo conserva il ricordo, ma ne rappresenta con naturalezza la passione, la coerenza e la professionalità.
Docente impeccabile, uomo di grande cultura agricola, appassionato di natura, micologia ed esperto di enologia, Pecora è stato un riferimento fondamentale per l’Istituto Agrario F. Todaro di Rende e per il distaccamento scolastico di San Giovanni in Fiore. A lui e al Preside Franco Roseti quella scuola deve molto di ciò che è diventata: una comunità educativa solida, concreta, capace di coniugare sapere teorico e sperimentazione sul campo.
Il vigneto e il frutteto scolastico, ancora oggi patrimonio dell’azienda agraria, raccontano meglio di qualunque parola la sua visione. Un’idea che allora sembrava poco credibile: un vigneto di alta montagna, a quote considerate impossibili. E invece era tutto straordinariamente vero. Le università di Agraria di tutta Italia salirono a verificare con mano quell’esperimento che sfidava le certezze dell’epoca. Poche bottiglie prodotte all’inizio, ma di un’eccellenza unica, a dimostrazione che l’innovazione autentica nasce dallo studio profondo e dal rispetto per il territorio.
Di Peppino Pecora si racconta anche il grande impegno nella micologia, disciplina che seppe portare fuori dall’ambito ristretto degli specialisti, trasformandola in conoscenza condivisa, fatta di studio sul campo, camminate, osservazione, convivialità. Un sapere trasmesso con rigore ma anche con umanità, che ha formato generazioni di tecnici e professionisti.
La politica è stata un altro dei suoi ambiti naturali. Non se ne sottraeva mai, e nei racconti di chi lo ha conosciuto affiora spesso un sorriso ironico, consapevole. Sindaco di Rovito dal 1973 al 1985, presidente della Comunità Montana Silana, consigliere e vicepresidente della Provincia di Cosenza, Pecora ha incarnato una stagione in cui amministrare significava scegliere, esporsi, assumersi responsabilità. Comunista, agronomo, docente, profondo conoscitore della sua terra, ha praticato una politica radicata nella realtà, lontana da ogni retorica.
Non considerava le istituzioni come un palcoscenico, ma come un servizio. Amico di tutti, come ricordano in molti, non per convenienza ma per capacità di ascolto, per presenza reale, per disponibilità concreta. In un tempo in cui il potere tende a esibirsi, Pecora apparteneva a un’epoca in cui il potere si giustificava solo attraverso il dovere.
Oggi la Calabria, e in particolare la sua amata Rovito, si sveglia più povera. Non soltanto perché perde un ex sindaco, ma perché saluta uno di quegli uomini che hanno saputo tenere insieme sapere, etica e responsabilità civile. La sua eredità vive nei luoghi che ha contribuito a costruire, nei progetti che hanno resistito al tempo, e nelle persone che, come Lina, ne portano avanti lo spirito con competenza e passione.
La morte di Peppino Pecora non è solo una perdita. È un silenzio che cade su una comunità. Ma è anche la conferma che alcune vite, quando sono state spese bene, continuano a parlare anche dopo.
