Se dovessi acclarare…

di Giorgio Durante

Correva l’anno 2014 quando un ministro della repubblica italiana cercava di acclarare chi gli avesse regalato casa con vista Colosseo, a sua insaputa. La vicenda fu conclusa in un battito d’ali di farfalla a Roma, scagionando il ministro che purtroppo perse la poltrona. Per Scajola non ci fu dolo, ma per Anemone sì, anche se è passato troppo tempo e il reato è prescritto. Il “doppio verdetto” riguarda il caso della casa con vista Colosseo acquistata a prezzi fuori mercato dal politico. Per il giudice di Roma Eleonora Santolini il fatto non costituisce reato per l’ex ministro dello Sviluppo economico che è stato assolto, mentre è reato per l’imprenditore che pagò la casa. Ma il reato ormai non è più punibile perché è passato troppo tempo.

Oggi nel 2018 ad aprile, qualche giorno addietro, un battito d’ali simile al primo, scatena un putiferio dall’altra parte del mondo, un’altra casa mette nei guai, a sua insaputa, un altro politico di questo globo, un uomo che della lotta all’inclusione sociale, alla povertà ed al diritto al cibo ne fecero il presidente del Brasile il 27 ottobre del 2002. Nella prima apparizione pubblica, dopo la notizia della sua vittoria alle elezioni presidenziali, Luiz Inácio Lula da Silva dichiara di assicurare ad ogni brasiliano ed ad ogni basiliana tre pasti al giorno entro la fine del suo primo mandato con il programma fame Zero, che vede impegnate risorse del nuovo governo per circa 1,8 milioni di reais pari a circa 600 milioni di euro.

Lula Ex operaio metalmeccanico, proponeva politiche che, prima di diventare presidente, erano considerate di estrema sinistra, mentre per il periodo in cui è stato al governo si è collocato vicino a una moderna social democrazia, si è ammorbidito per essere più cool; è stato comunque il presidente più di sinistra che il Brasile abbia conosciuto, dai tempi di João Goulart. Nel 2018 probabilmente ancora Lula risulta pericolosa espressione dell’estrema sinistra in quel sud America in cui il Venezuela oramai da qualche anno giace, sotto il ricatto dell’ultra destra nazionalista che vede la sinistra post Chávez come impagliata, attonita, con la cedrata in mano a guardare il film del post socialismo di Chavez, che si sgretola sotto le spinte reazionarie della destra conservatrice. Quindi che fare, in questo bel momento propizio per il sud America, per qualcuno dalle idee non molto socialdemocratiche, se non trovare una casa galeotta da dover imputare come regalo corruttivo a quel maledetto e sporco presidente dei miserabili, che nutre pietà per i pezzenti e che ancora oggi fuori dal governo cerca di far leva sul suo successore Dilma Rousseff, di estrazione borghese, affascinata dal marxismo o di quello che lei vuole vedere del marxismo. Ebbene si Luiz Inácio Lula è colpevole, nel 2016 viene coinvolto nella Operação Lava Jato (Operazione Autolavaggio), con l’accusa di aver ricevuto denaro dalla Petrobras, oltre a favori da parte di imprese, come la costruzione di un ranch e di un appartamento fronte mare, a Scajola andò decisamente meglio, la casa è situata fronte Colosseo, altro che fronte mare, roba da provinciali pezzenti, il mare è ovunque, e da qui ne viene fuori tutta l’ingenuità e l’inesperienza di Lula sulle questioni di case donate a sua insaputa. Il 4 marzo 2016 è stato fermato e interrogato per tre ore nell’ambito di un’inchiesta sui rapporti di Petrobras: Lula ha respinto le accuse di corruzione. A giudizio dopo un anno, Lula è stato condannato per aver accettato tangenti del valore di 3,7 milioni di reais (1,2 milioni di dollari), è stato condannato il 12 luglio 2017 dal giudice Sergio Moro, strana coincidenza tra personaggi, nomi e vicende, un Moro giudice, un Battisti protetto in Brasile da un Lula, e quest’ultimo che finisce in galera, per mano del primo, in primo grado, a nove anni e mezzo di prigione, ma è rimasto libero in attesa dell’appello.

Quando questo è stato deciso, in secondo grado la pena è stata aumentata a 12 anni e la Corte suprema ha respinto il suo appello contro la provvisoria esecutività della sentenza.

Se ciò non bastasse, alla vigilia del processo, il generale dell’esercito, Villas-Boas, emise un comunicato su una rete sociale che minacciava l’intervento militare se fosse stato concesso “Habeas Corpus”, che avrebbe garantito la libertà di Lula. La partecipazione di Rede Globo, la principale rete televisiva in tali piani, era chiara dal tono della sua segnalazione su questa minaccia. Il messaggio era molto chiaro; o arrestare Lula o affrontare un colpo di stato militare.

La votazione della Corte sul caso è stata una chiara dimostrazione di ipocrisia. Ciò è stato evidenziato dal voto del ministro Rosa Weber, che ha esplicitamente riconosciuto che l’arresto di Lula in questa fase del procedimento sarebbe incostituzionale, ma che ha sostenuto nel caso di Lula. Della serie:”Vuoi fare una restaurazione? Conquista le forze armate e minaccia chi che sia di colpo di stato ed in un attimo si restaura la democrazia secondo regime”. Il 7 aprile 2018 Lula si consegna alla polizia e viene condotto a Curitiba a scontare la pena inflittagli. In ragione della condanna, i suoi diritti politici risultano sospesi in conformità con la “legge Foglio Pulito”. Purtroppo al nostro ex Presidente Brasiliano non gli è andata bene, deve ancora studiare ed imparare, ma sono fiducioso che un giorno anche lui potrà venire i Italia e fare un master di specializzazione in prestidigitazione politica, imparare una volta per tutte di non aver pietà per i pezzenti morti di fame, lasciar perdere il comunismo, la socialdemocrazia, e tutte queste strane idee particolari da effeminati, ignorare finalmente la necessità di dover considerare l’altro, l‘ambiente in cui viviamo, per dedicarsi ai sani valori della famiglia, dell’onestà, della fedeltà, della meritocrazia, e condurre finalmente una vita sana con tante amanti, con qualche risparmio offshore, trovare finalmente un amico, che gli dia un consiglio di amministrazione da gestire ma anche no, e vivere così felicemente nei sani valori d’ispirazione nazional popolare e di “conservazione della massa”, come ogni degna nazione chiusa nei suo sacri confini sa fare. Che dire, fate attenzione a non farvi donare una casa potrebbe risultare pericoloso se non avete fatto opportuni corsi di preparazione alla donazione.

di Francesco Pungitore